Cara Carta,
sono molto addolorata in questi giorni al pensiero del voto in Parlamento sulla guerra. Non si tratta infatti di decidere un rifinanziamento tecnico delle missioni militari,ma si tratta di decidere la partecipazione italiana alla guerra. Ne va della nostra causa, insomma, e del motivo per cui nell’anno 2003 ci sono state ben 7000 manifestazioni in tutta Italia contro la guerra senza se e senza ma. Attraverso le pagine di Carta vorrei che si comunicasse un pensiero severo e doloroso su questa vicenda.
Penso a Tom Hurndall, volontario di pace in Palestina, ucciso dai cecchini israeliani, a Rachel Corrie, travolta dal bulldozer che tentava di fermare col proprio corpo, penso ai ragazzi israeliani che affrontano il carcere pur di dire No alla guerra e all’occupazione militare. E penso anche ai poveri italiani trucidati a Nassirya, falciati dalla tragica menzogna della “missione di pace”. C’è troppa gente che paga con la propria vita, col proprio dolore. Invece i parlamentari che usciranno dall’aula o si asterranno nel voto sulla guerra si rifiuteranno di pagare un prezzo piccolo in fondo in termini di potere. Quel potere pervasivo della nomenclatura politica, longa manus del ponte di comando dell’apparato militare ed economico. Con questo comportamento non renderanno onore né ai morti di guerra né al sacrificio di chi lotta a mani nude contro la guerra, e non rispetteranno tutto questo dolore di cui il movimento pacifista si fa carico.
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