Lunedì pomeriggio, ore 17,30, redazione di Carta, Scalo di San Lorenzo a Roma. La sala per dibattiti è piena. Sono venuti, a discutere di cosa fare [e se fare qualcosa] dopo la manifestazione del 20 ottobre tutti quelli che hanno in vario modo contribuito ad organizzarla [i tre giornali, Rifondazione e Giovani comunisti, il Pdci, aree diverse della Cgil e qualcuno della Fiom, l’Unione degli studenti, Action, Arcigay e circolo Mario Mieli, le femministe che erano in piazza come «Fuori programma», e molti altri ancora: l’elenco è sempre incompleto], nonché qualcuno che fa parte di organizzazioni che non avevano aderito [come il presidente del consiglio provinciale romano Adriano Labbucci, di Sinistra democratica], e c’è anche una delegazione di fiorentini [Paul Ginsborg, Ornella De Zordo e altri]. In tutto, forse cento persone. Il direttore di Carta, Pierluigi Sullo, legge un testo discusso con gli altri promotori [a cominciare da Gabriele Polo e Piero Sansonetti], e il fatto che fosse un lavoro collettivo al manifesto di questa mattina [nella cronaca di Matteo Bartocci] è del tutto sfuggito. Il testo era stato inviato la settimana scorsa a tutti gli altri. Nella versione letta lunedì sera è pubblicato integralmente qui si seguito: primo, perché ciascuno possa farsi un’idea di quel che è stato proposto; secondo, perché il dibattito si è concluso con un invito a tutti a emendare, riscrivere e completare il testo. In particolare, era accaduto che le osservazioni e correzioni di Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, e di Angela Azzaro, femminista e redattrice di Liberazione, non fossero pervenute a destinazione: dopo l’intervento critico di Mancuso, l’equivoco è stato chiarito [altro dettaglio sfuggito a Bartocci sul manifesto]. Vi è anche, nel testo, un elenco di manifestazioni, incontri e mobilitazioni che il Comitato 20 ottobre si proponeva di assumere come proprie: la lista era incompleta, e ad ogni sollecitazione ad integrarla è stato risposto che sì, non c’è nessun problema a farlo.
Ma, al di là di questi problemi di poco conto, pareva nel tono della discussione, come ha fatto notare Labbucci, che «il 20 ottobre non ci fosse stato». Ossia che non si fosse preso atto di quanto la «domanda» [sociale] esuberi l’«offerta» [politica]. Il punto era: che tipo di relazione stabilire con i partiti della sinistra, impegnati nel loro tentativo di collegamento, o confederazione, e che hanno convocato per i primi di dicembre una grande assemblea, o stati generali, della sinistra? La proposta era piuttosto chiara: proporre nelle città e nei territori una «stabilizzazione» [Sansonetti] della «connessione» [De Zordo] che si è creata con la manifestazione, puntando inoltre ad un «allargamento» [di nuovo De Zordo]. Il che significa: persone iscritte a partiti, o che militano nei sindacati, o associazioni e reti che hanno partecipato alla promozione del 20 ottobre potrebbero rendere stabile un lavoro collettivo, e interloquire con altri, allo scopo di rendere concreto il titolo della manifestazione: «Siamo tutti un programma». Ovvero, proporre dal basso contenuti nuovi di cui i partiti di sinistra potranno, se vogliono, giovarsi, ma che è – questa è l’opinione di Carta – un valore in sé, quello della costituzione, autonoma dalla politica dei partiti, di un’altra politica, di una società civile più capace di sperimentare l’autogoverno.
Sul rapporto con i partiti le opinioni erano diverse. Chi sottolineava l’autonomia di questo percorso [Polo] e chi proponeva una irruzione dentro il processo di collegamento della sinistra politica [Ginsborg]. Gli interventi sono stati decine, in un clima piuttosto teso. Perché altre differenze si sono palesate. Piero Sansonetti ha infatti detto: il punto è tenere insieme le differenze, come è accaduto provvisoriamente nella manifestazione. La consapevolezza generale del fatto che il 20 ottobre aveva avuto una partecipazione ben oltre i confini di partiti e sindacati non è riuscita a creare un clima «generoso» [Sullo].
La proposta finale è quella di prendere atto che, come ha scritto Marco Revelli, si ha a che fare con tre differenti «livelli» del problema: quello del rapporto con la sinistra politica, con la quale non c’è contrapposizione ma nemmeno identità [e in diversi hanno proposto di chiedere un incontro ai quattro partiti, per proporre loro i contenuti della manifestazione]; quello dell’innovazione culturale, e a questo scopo si pensa a una assemblea nazionale costruita sul modello dei forum sociali, con sessioni tematiche e una attenzione in particolare ai tema della democrazia; infine, quello della ricostruzione dal basso, nelle città e nei territori, di una società civile in movimento oltre i confini dei partiti e della stessa cultura di sinistra.
Ci sono le condizioni per proseguire? Lo diranno, se vorranno, le persone e i gruppi che hanno lavorato alla riuscita della manifestazione. Ed ecco il testo che è stato proposto alla riunione di lunedì pomeriggio.
I promotori della manifestazione del 20 ottobre propongono a tutti coloro che nelle città e nei territori hanno partecipato alla preparazione della manifestazione di lavorare insieme alla campagna «Siamo tutti un programma». Si tratta, secondo noi, di indire incontri e forum, e costruire spazi pubblici, nelle città e nei territori, che prima di tutto rendano stabili le relazioni che si sono create con il 20 ottobre e le allarghino poi a tutti coloro che per diversi motivi non hanno partecipato alla manifestazione, ma che rappresentano parti di società che aspirano ad opporsi alla privatizzazione dei beni comuni, alla frantumazione e precarizzazione del lavoro, all’invasione dello «sviluppo» e della «valorizzazione» immobiliare, all’impoverimento diffuso, a politiche della «sicurezza» che si traducono in una guerra ai poveri, a una democrazia rappresentativa che sequestra le decisioni e disprezza la libera associazione tra cittadini. Incontri e forum dovrebbero servire a fare un «censimento», un’inchiesta, dello stato della società e del territorio e a elaborare insieme un «programma» che società civile, movimenti e sinistre possano proporre e cercare di mettere in pratica ovunque possibile.
A questo scopo, organizzeremo «carovane» fatte di persone che, di città in città, incontrino le reti locali. Un grande incontro nazionale, nei tempi che insieme stabiliremo, dirà come lo slancio che ha condotto alla manifestazione del 20 ottobre può diventare un elemento permanente nel panorama culturale, sociale e politico del nostro paese. Oltre i confini delle sinistre e delle direzioni nazionali dei partiti.
La nostra ambizione è riuscire a creare, mettendo in rete parti sociali e culturali diverse, le premesse di una democrazia fondata sulla partecipazione e l’autogoverno. Perciò si tratta di elaborare proposte attorno a una nuova democrazia, un’altra politica, nell’epoca di una globalizzazione i cui poteri sono antidemocratici, e di elezioni concepite come operazioni di marketing.
Non vogliamo solo unire la sinistra, e rinnovarne la cultura: bisogna andare oltre, ascoltare la società, i cittadini e le comunità, tutti coloro che per molti motivi vogliano un cambiamento profondo dell’economia e della politica. I cattolici che lavorano nelle periferie più estreme, le reti dell’altra economia e per una critica radicale della «crescita», le comunità che si oppongono a una «modernità» che ai tempi della crisi climatica e ambientale globale è solo vandalica, i sindacati che promuovono la dignità dei lavoratori, i difensori dei beni comuni come l’acqua e l’energia, le associazioni che medicano ferite sociali come l’emarginazione, la discriminazione dei migranti, il commercio di esseri umani, la solitudine degli anziani, e ancora tutte le iniziative che ricuciono quel che la precarietà del lavoro e della vita, soprattutto dei giovani, strappa, le donne che combattono il patriarcato, i gay e le lesbiche che esigono diritti civili, le migliaia di artisti che raccontano, mettono in scena, filmano, cantano la verità della nostra vita sociale: tutti costoro e altri ancora sono, unificati in particolare dall’aspirazione comune alla pace, i naturali promotori della campagna che proponiamo.
In questo senso, assumiamo come comuni le diverse mobilitazioni che sono in questo periodo in preparazione: il controvertice Other Earth/altraenergia in occasione del World Energy Council all’inizio di novembre a Roma; l’appello «Un’altra sicurezza è possibile» promosso da personalità della società civile; la manifestazione che chiede verità e giustizia per Genova, il 17 novembre; nella stessa data, le mobilitazioni studentesche contro la privatizzazione della conoscenza; il 24 novembre, la manifestazione nazionale delle donne contro la violenza; l’assemblea degli amministratori del Nuovo Municipio, il 23, 24 e 25 novembre a Roma, la cui plenaria finale si offre come confronto programmatico di tutti; la manifestazione nazionale del movimento italiano per l’acqua, il primo dicembre; la manifestazione internazionale contro le basi militari e contro la guerra a Vicenza,a metà dicembre; la giornata di mobilitazione planetaria promossa per il 26 gennaio dal Forum sociale mondiale. Noi ci saremo.
Ai partiti che si sono associati, con generosità e modestia, alla costruzione del 20 ottobre, diciamo: partecipate da pari tra pari a questa straordinaria impresa: ricostruire la democrazia dalle fondamenta. Mettete a disposizione le vostre deleghe, parlate direttamente ai popoli che hanno partecipato così numerosi alla nostra manifestazione, cercate di costruire la vostra unità in parlamento senza credere che in essa si possa riassumere tutto.
Quanto a coloro tra noi che per mestiere si occupano di comunicazione, li invitiamo a coinvolgere i media indipendenti – giornali locali, radio, siti internet – a partecipare alla costruzione di un «sistema» della comunicazione indipendente, anch’esso basato su libere volontà.
Tags assegnati a questo articolo: partecipazione, 20 ottobre






