Il governo ha approvato questa mattina il «pacchetto sicurezza» del ministro dell’interno Giuliano Amato, un calderone che strizza l’occhio alla destra e propone un sistematico ricorso al carcere, l’istituzione di una banca del dna e più poteri ai sindaci, che vedono la loro richiesta di diventare sceriffi esaudita. Spuntano invece a sopresa il falso in bilancio e il falso nelle società di revisione, cancellati dal governo Berlusconi con una clamorosa legge ad personam. Un passo importante che fa però figura di contentino per la sinistra radicale. Nessun ministro ha votato contro i cinque disegni di legge del pacchetto, che ora approderanno alla camera. Niente decreti: Amato punta su «un ampio consenso parlamentare». Fabio Mussi [Sd], Alfonso Pecoraio Scanio [Verdi] e Paolo Ferrero [Prc] si sono solo astenuti sulle misure per la sicurezza urbana, che conferiscono maggiori poteri ai sindaci, che possono espellere i cittadini comunitari senza passare dalla magistratura. Ferrero si è, per così dire, spinto oltre e non ha votato le misure che ribadiscono la certezza della pena, escludendo la pena alternativa per alcuni reati e quelle contro la contraffazione, che prevedono di sbattere in galera chi vende falsa merce griffata.
Il pacchetto contiene una serie di novità rese note in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Eccone alcune in ordine sparso: inasprimento delle pene per chi guida in stato di ebbrezza, aumento della videosorveglianza nelle città, potenziamento del nucleo operativo della Forestale, introduzione del processo per direttissima per gli incendiari, incentivi per il pagamento elettronico nelle tabaccherie. A questo proposito, Amato si è lasciato andare a qualche confidenza sulle sue aspirazioni: «Vorrei vivere in un paese nel quale chi paga con il contante viene guardato con sospetto mentre viviamo in un paese in cui per antica abitudine tendiamo a pagare in contanti». Per ultimo, ma non in ordine di gravità, c’è da segnalare l’approvazione della Banca dati del dna.
Per Stefano Galieni [Prc], «è abnorme la stessa idea di città che si va delineando: la forma di convivenza urbana combatte ormai i poveri più che le cause del degrado». Durissima la reazione di Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone: «Si tratta di un insieme di norme confuse, demagogiche, illiberali, che non aiuteranno la giustizia e la sicurezza di questo paese. Al posto di ridurre i tempi dei processi, si alimenta un ulteriore e ingiustificato allarme sociale. E’ inaccettabile aver accettato il ricatto di sindaci e media e aver trasformato il centrosinistra in qualcosa di molto vicino alla destra». Un parere condiviso da Paolo Beni [Arci], Stefano Rodotà, don Luigi Ciotti [Libera], Livio Pepino [Md], Lorenzo Trucco [Asgi] e Sergio D’Angelo [Drom] che oggi hanno lanciato un appello [lo trovate su www.carta.org] intitolato «un’altra sicurezza è possibile». I firmatari esprimono preoccupazione «per la tendenza a individuare nei più emarginati, rom e migranti in primo luogo, i facili capri espiatori di questo crescente sentimento di insicurezza».
Se questo avvertimento non viene colto in fretta, si rischia di assistere alla moltiplicazione di episodi come quello accaduto ieri a Firenze, dove un suonatore di strada si è visto sequestrare lo strumento e si è beccato una sanzione amministrativa. Ornella De Zordo, capogruppo di Unaltraccità/Unaltromondo ha denunciato la vicenda e dichiarato: «E ci si risparmi la retorica del degrado: vogliamo ricordare solo alcune delle cose che succedono in città? Migliaia di persone con pesante disagio abitativo, affitti alle stelle, 50 sfratti al mese, l’amministrazione assiste inerte. Questo è degrado. Grandi opere gestite con la forza pubblica invece che con il consenso, a cui si aggiungerà un gigantesco cantiere per l’alta velocità su cui però il comune non ha niente da dire: faranno le imprese, come sempre, come in Mugello. Questo è degrado. Disagio sociale crescente, migranti e marginali costretti al ruolo di fantasmi della città moderna, che vivano pure rintanati in condizioni indegne di un essere umano, ma non si facciano vedere dall’occhio sdegnato del benpensante, né da quello implacabile del vigilante, altrimenti scatta severa e puntuale la repressione. Questo è degrado».
Tags assegnati a questo articolo: partecipazione






