L'intolleranza uccide i Transgender. Soprattutto in Italia

Si sono svolte iniziative in tutto il mondo per la giornata mondiale della memoria Transgender in ricordo tutti coloro che sono stati uccisi dal pregiudizio verso le persone transessuali. Questa gioranata nasce per ricordare l’assassinio di Rita Hester, avvenuto a San Francisco il 28 novembre 1998 che, come la maggior parte degli omicidi di persone transgender, è rimasto a impunito.
La maggioranza delle violenze contro le persone transessuali derivano dalla non conoscenza del mondo trans/transgender e dalla mancanza di rispetto verso le differenti forme dell’identità di genere. A 9 anni dall’omicidio di Rita è importante continuare a parlare di violenza sui transessuali e i dati lo confermano. Negli ultimi dieci anni sono state uccise più di due persone transessuali al mese. Le persone transgender nel mondo vivono nel 70 per cento dei casi vite di emarginazione: escluse dal mondo produttivo, ripudiate dalle famiglie. In molti paesi l’uccisione di persone transgender passa sotto assoluto silenzio [in alcune nazioni la transessualità è un reato punibile anche con la morte].
Nel 2007 in Italia sono state 4 le donne transessuali uccise, omicidi che portano l’Italia, in base ai dati censiti, al secondo posto per numero di vittime dopo gli Stati uniti.
Bisogna segnalare però che lo scorso 14 novembre la commissione Giustizia alla camera ha approvato la proposta sui reati di omofobia. Il «testo base» ritocca la legge Mancino aggiungendo alla discriminazione già sanzionata per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, quella fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Un restyling che permetterà di condannare chi discrimina o incita a discriminare omosessuali e transgender con la reclusione fino a 3 anni e chi commette o incita a commettere violenza con il carcere da 6 mesi a 4 anni.

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