Fausto congeda Prodi, il Prc apre al modello tedesco

«Come vedo Prodi? Con tutto il rispetto, di lui mi viene da dire quello che Flaiano disse di Cardarelli: è il più grande poeta morente… Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l’Unione non si è realizzata..». Dalle colonne di Repubblica Fausto Bertinotti ha scelto di mandare un segnale forte al suo partito e all’inquilino di palazzo Chigi. Bertinotti ha poi spiegato che non si è realizzato il progetto di «un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone». Risultato: «Abbiamo un governo che sopravvive, fa anche cose difendibili, ma che lentamente ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra».
L’intervista al presidente della camera arriva poche ore dopo la direzione nazionale di Rifondazione comunista, che ieri doveva discutere proprio della «verifica» chiesta al governo per gennaio dopo il tracollo delle sinistre sul pacchetto welfare e delle prossime tappe del processo di riunificazione delle sinistre. Di fronte alla proposta di chi, come Ramon Mantovani, proponeva lo slittamento del congresso, previsto a febbraio, per meglio metabolizzare l’esito della «verifica di governo», che è stata chiesta per gennaio. Alla fine, la direzione ha deciso di rinviare il congresso nazionale, al centro del quale ci sarà proprio quella Giordano definisce «la costruzione in tempi rapidi di un soggetto unitario e plurale della sinistra».
La decisione sul rinvio o meno del congresso è stata comunque rinviata al Comitato politico nazionale, il «parlamentino» di Rifondazione che si riunirà il 16 dicembre prossimo. Entro il 10 dicembre, data in cui è prevista la riunione della commissione politica che si occupa della definizione dei documenti congressuali, Giordano consulterà i dirigenti locali. Nella direzione c’è stato anche spazio per discutere della legge elettorale, tema che, ha evidenziato Giordano, «si intreccia in modo evidente con la verifica di gennaio». Secondo Giordano, la riforma del sistema elettorale sul modello tedesco permetterà al partito di «ricostruire il principio di autonomia, della libertà di decidere sul governo».
L’obiettivo del Prc è il modello tedesco con uno sbarramento al 5-6 per cento, per questo Giordano continua a mandare segnali di intesa al leader del Partito democratico Walter Veltroni. Questo sistema elettorale accellelerebbe la costruzione della «cosa rossa», proprio come auspicato dal segretario nelle sue conlusioni, e permetterebbe alla nuova federazione delle sinistre di non subire scissioni da sinistra. Soprattutto, una soglia alta di sbarramento farebbe abbandonare definitivamente ai Comunisti italiani la tentazione di costituire una «Cosa comunista» sul modello del Kke greco, che ha rifiutato la riunificazione delle sinistre mettendo a valore il potenziale elettorale della falce e martello. l capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio spiega oggi: «Non accetteremo nessun tipo di riforma elettorale che mira ad estromettere i partiti ‘minori’ e che, di fatto, mette in discussione la stessa tenuta democratica del Paese». L’obiettivo del Pdci è «un sistema bipolare che puo’ andar bene perché consente la rappresentanza a tutte le sensibilità politico-culturali». E le notizie relative alla decisione del partito di Diliberto di dotarsi di un quotidiano organo di partito sembra confermare la scelta strategica di caratterizzarsi in maniera autonoma e distinta dagli altri partiti della federazione unitaria.

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