Cosa succederà alla Fiera di Roma, sabato e domenica? Le prudenze tattichee la scarsa capacità dei quattro partiti della sinistra, presi insieme, di dare un segnale di cambiamento, di fantasia e perfino di allegria [facciamo il «soggetto unitario e plurale», però è una federazione, anzi un cartello elettorale, che ha un simbolo, anzi un «segno grafico», ecc.], andrà a sbattere, letteralmente, con migliaia di persone tutt’altro che irregimentate, o almeno così pare alla vigilia, che nei workshop del sabato e fuori e dentro l’assemblea di domenica, proporranno, protesteranno, chiederanno conto e insomma rischiano di trasformare quel che nelle intenzioni dei politici doveva essere una «convention» buona per i media [più o meno come quelle di Veltroni], in un gran calderone fitto di spine e però vitale.
Un bel gruppo di persone e associazioni auto-organizzano un loro workshop, sulla democrazia nella politica, e però, ad esempio, quello sull’ambiente sarà introdotto da Wolfgang Sachs, il che significa che «crescita» e «sviluppo» diventeranno espressioni da guardare con diffidenza. Domenica sono attesi i tre pullman dei No Dal Molin, ma ci sarà anche il movimento Lgbt. Eccetera. Avere per esempio votato la fiducia sul decreto per le espulsioni di comunitari è già un doppio problema: i «teodem» e Mastella minacciano di far cadere il governo, se una norma contro l’omofobia resterà in quel decreto. Era una piccola foglia di fico, vogliono strappare pure quella. Ma questo è solo l’ultimo anello della catena che inchioda la sinistra a un governo – lo ha detto Bertinotti – fallimentare. Tirare a campare, dopo un’Assemblea di questa natura [se lo sarà], come si fece dopo il 20 ottobre, sarebbe una gran fesseria, con rispetto parlando.
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