Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Però Walter Veltroni, che è così devoto da affondare le unioni civili nella sua città, non crede affatto di essere il diavolo. Perciò non ha esitato, quando un rom rumeno avrebbe [vale la presunzione di innocenza] ucciso Giovanna Reggiani in una periferia romana, a nuotare vigorosamente secondo la direzione della corrente. La «gente» non ne può più, di poveracci in mezzo ai piedi, e come ha scritto sul mio giornale Andrea Morniroli, che di poveracci si occupa da una vita, quando hai paura [di diventare a tua volta povero, di ammalarti o di perdere la casa, condizione più comune di quanto si racconti] indicarti un nemico su cui scaricare le ansie è il gioco più facile del mondo. Dunque grande sceneggiata: consiglio dei ministri straordinario, decreto d’emergenza e, quel che più conta, vigili urbani e poliziotti e ruspe e prefetti sguinzagliati alla caccia del rom o rumeno da espellere perché povero, o zoppo o guercio, a scelta: un pogrom, anche se non ha lasciato morti sul terreno [a parte i bambini che bruciano nelle roulotte o che prendono la polmonite sotto i ponti].
Adesso quel decreto svanisce in uno sbuffo di fumo perché non si tiene da nessuna parte, e nello sforzo di tenere insieme tutto – quelli che considerano l’odio per i gay e le lesbiche un orrore, e quelli che considerano un orrore i gay e le lesbiche – è diventato indigeribile. Lo sbuffo di fumo resta velenoso, è chiaro, perché nel frattempo la nuotata per il verso della corrente ha seminato intolleranza. Anche se la società, per fortuna, è meglio di Veltroni, di Amato e dei sindaci leghisti: se davvero le loro parole avessero la potenza per cambiare le relazioni sociali, saremmo davvero nei guai. Invece esiste una miriade di iniziative, cooperative, sindacati e parrocchie che hanno fatto il miracolo di attutire l’urto di tre milioni di migranti [arrivati in un decennio e in aumento al ritmo del 10 per cento l’anno], senza che nascesse un razzismo duro, violento, invalicabile come esiste ad esempio in Francia, paese che pure la sua immigrazione se l’è costruita in mezzo secolo.
L’altro giorno, a Vicenza, un compagno mi ha spiegato una sua teoria sul Veneto e i migranti. L’apparenza è quella dei sindaci che varano ordinanze anti stranieri. Coro della stampa: il razzismo dilaga. La realtà, dice questo amico, è che il sindacato, nel quale i lavoratori stranieri sono moltissimi e ormai delegati in molte aziende e categorie, nonché la chiesa e la sua infinita rete di associazioni e parrocchie, hanno favorito una integrazione diffusa, efficace, e una comunicazione utile tra indigeni e stranieri. Solo che preferiscono farlo e non dirlo, perché la loro «base» è, allo stesso tempo, molto influenzata dalla Lega e simili. Fosse così, sarebbe una straordinaria scissione tra un «discorso pubblico» impazzito e una sostanza molto diversa della vita delle comunità. C’è da rifletterci.
P. S. Non è un caso che la copertina di Carta in uscita questo sabato proponga un Alberto Sordi vestito da vigile urbano e con la faccia imperiosa: è il riassunto di un anno poco «sicuro», quello del «facite la faccia feroce», in un numero speciale tutto dedicato al 2007. Tanto più speciale, questo settimanale, perché è allegato al mensile, che a sua volta si occupa della sorte della stampa indipendente. E il tutto è in vendita a 10 euro. E’ la possibilità, anche per chi non ha i 500 euro della quota associativa di Carta, di aiutarci a chiudere bene il bilancio di quest’anno [e comunque i soci aumentano a buon ritmo, siamo ottimisti].
Tags assegnati a questo articolo: partecipazione






