Sono trentacinque le imputazioni all’indirizzo dell’Udeur contenute nelle richiesta di custodia cautelare firmata dal procuratore capo di S. Maria Capua Vetere Mariano Maffei che raggiungono, tra gli altri, il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che si dimette, e la moglie Lonardo Alessandrina, presidente del Consiglio Regionale della Campania e moglie del Guardasigilli.
Tabula rasa per un partito della compagine di maggioranza che trova nei confini campani il suo bacino vitale di voti. Tra le pagine del provvedimento cautelare due sono le parole ricorrenti: sodalizio e Udeur. Secondo il pm di S. Maria Capua Vetere ci sarebbe quindi un patto per accaparrarsi il controllo di attività pubbliche, gare d’appalto, nomine e per manipolare concorsi pubblici in forza del potere politico. Associazione a delinquere? Concussione? Corruzione? Falsità ideologica? Questi i fantasmi che incombono in casa Udeur oggi.
In terra di emergenza rifiuti esplode la questione morale, oltre che giudiziaria, targata Udeur a svelare come gli «associati» avrebbero tessuto la trama della ragnatela del clientelismo, per usare un eufemismo. Se pensiamo che il partito del Guardasigilli trova alle ultime elezioni consensi esigui e che li trova prevalentemente in una fetta di territorio denominata Campania, abbiamo un’idea dell’influenza esercitabile o esercitata, da parte di un partito di minoranza del governo Prodi su quel territorio. Il potere politico fa scempio dell’attività della pubblica amministrazione per asservirla all’interesse personale, allo scambio di favori ai danni dell’efficienza della cosa pubblica. Una questione morale che ha traghettato la Campania dalla prima repubblica ad oggi e che pare essere uno schema sposato dal partito falciato dall’ennesima inchiesta giudiziaria. Una dinamica questa rilevabile anche tra le cause dell’emergenza cronica dei rifiuti che porta tra le strade partenopee immondizia a non finire e che finisce per essere una situazione perfetta per occultare lo sversamento illecito di rifiuti speciali altamente nocivi. Una su tutte l’inchiesta che vede in prima fila il presidente della Regione Campania Bassolino per vicende legate proprio all’emergenza rifiuti. Pare quindi che la politica stessa rappresenti un «sistema», integrato o integrabile al sistema della camorra campana. Di bene in meglio.
Alla distrazione della politica dalla sua auspicabile e naturale finalità pubblica fa eco la distrazione della brava gente, che non trova in essa risposte ai propri diritti, esigenze. Alla partecipazione allora si sostituisce molto spesso la protesta, il malcontento, la disillusione.
Il costume della mala politica non interessa esclusivamente i confini campani, a giudicare da altre inchieste sulla stessa falsa riga. Ultima in ordine di tempo la vicenda siciliana di Totò Cuffaro, che addirittura esulta alla lettura della sentenza che lo condanna ma che lo risparmia dell’accusa di mafia. Tutti, o molti, si traduce nel linguaggio della politica come nessuno. Un costume diffuso diventa parte integrante di una modalità intrinseca irrinunciabile quanto insindacabile. Non ci siamo già passati con tangentopoli?
Resta tuttavia da considerare che, se da un lato l’inchiesta che colpisce per primo il Guardasigilli Mastella si muove nei confini campani, non è solo in quelli che probabilmente è destinata a produrre conseguenze importanti. L’Udeur è un partito che oggi gioca il ruolo di ago della bilancia dell’esistenza stessa del governo di Romano Prodi, già minacciato ad arte da più parti.
Quali che siano gli sviluppi della vicenda tutta, resta un leit motiv sinistro caratterizzato dalle reazioni della politica nei rapporti con la magistratura. In Italia alle inchieste dei Tribunali si risponde raramente, a meno di esserne costretti, con le dimissioni ma sempre con un coro di solidarietà dei compagni di banco.
Tags assegnati a questo articolo: democrazia






