La settimana che si apre, lo stanno dicendo tutti, è decisiva per le sorti del governo. L’affare Mastella prima e la mozione contro il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio poi sono i baratri in cui la confusa mischia tra parti del Pd, dipietristi, diniani, mastellisti e altri del centrosinistra potrebbero spingere il governo. A incombere come una nuvola nera, la riforma della legge elettorale e il referendum. Dovendo scommetterci, sarebbe consigliabile puntare sulla sopravvivenza di Prodi, se non altro perché nessuno vuole davvero le elezioni anticipate che sarebbero l’esito forzoso di una caduta di Prodi. Nessuno vuole andare al referendum, meglio votare con quel che c’è.
Ma, è notorio, noi non capiamo la politica, e preferiamo guardare la cosa da un altro lato: cos’è meglio, per i movimenti sociali e cittadini che non solo si oppongono a politiche ipnotizzate dal prodotto interno lordo, ma cercano di imporne altre, di politiche? Il nostro amico Tommaso Sodano, del Prc e presidente della Commissione ambiente del senato, nonché campano, dice che non si può imputare a Pecoraro Scanio quel che accade in Campania. Può essere. Ma allora, se il segretario del Prc, Giordano, dice che bisogna «disinvestire» dal governo [termine curiosamente economico che non vuol dire «uscire» dal governo], perché la sinistra non decide di «investire» tutto nell’ascolto, e nel supporto, a quei movimenti?
Oggi il super-commissario, il mattatore di Genova [nel senso della «mattanza» alla Diaz], De Gennaro, rende noto il suo piano per risolvere la questione dei rifiuti. Che consiste nell’aprire, o riaprire, varie discariche, inclusa quella di Pianura. C’è da scommettere che la protesta tornerà a esplodere. A prescidere da Pecoraro, cosa farà la sinistra politica? Resterà a guardare, prigioniera di un governo, e di una giunta della Campania, in cui ha investito fin qui fin troppo?
Tags assegnati a questo articolo: partecipazione, partecipazione






