Cosa ci resta?

Editoriale22

Ieri ho scritto, sul nostro quotidiano on line, che, dovendo scommettere sulla vita del governo, era meglio puntare sulla sopravvivenza. Aggiungevo: tanto, non capisco niente di politica. Confermo [che non capisco la politica, non che Prodi sopravvivrà]. Per capire come mai Mastella abbia silurato il centrosinistra bisognerebbe coltivare l’arte della crittografia, degli auspici ricavabili dal volo degli uccelli e soprattutto chiudersi dentro le loro stanze e restarci qualche anno. Si possono fare ipotesi: accordo sottobanco con Berlusconi, drammatizzazione nel momento in cui si è [il minuscolo Udeur] decisivi, in modo da ottenere il massimo. Ricatto agli altri partiti, del tipo: vi costringiamo ad andare a votare con questa legge, che costringe alle alleanze «larghe», oppure dovrete affrontare il referendum. Allo stesso modo, è impossibile capire se e chi abbia interesse ad andare a votare, se non ci possa essere in mezzo un governo «tecnico» per fare appunto la legge elettorale [ed evitare il referendum], o se lo stesso Prodi, in virtù di distrazioni dei suoi avversari, possa trascinarsi fino alla nuova legge elettorale. La quale è così importante non perché corrisponda a un tentativo di rendere davvero efficace la «volontà» popolare, ma perché ridefinisce i rapporti di forza tra i partiti [o gruppi di interesse]: con il proporzionale o il maggioritario o una miscela tra i due sistemi, con lo sbarramento a un certa soglia o a un’altra, e così via.
Non ci resta che Berlusconi? O, per bene che vada, un Dini travestito da «tecnico»? Beh, a voler uscire da quelle stanze, si constaterà che ci resta il mondo intero. Il quale è sì le borse che crollano perché il bluff economico-finanziario di Bush è svanito in uno sbuffo di polvere da sparo], ma è anche la società, così contraddittoria e inquinata [dalla politica], ma dove si trova – alla fine – la risposta alla domanda: come si fa a cambiare rotta?

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