Mentre il presidente della repubblica celebra alla camera il sessantesimo compleanno della Costituzione, nell’altro ramo del parlamento, al senato, si conta col pallottoliere il possibile esito del voto di fiducia di domani, dopo l’abbandono della maggioranza da parte dell’Udeur.
Così, mentre il drappello di senatori diniani pare che voterà la fiducia, si sfila Domenico Fisichella, eletto nelle liste della Margherita. Il viceministro agli esteri Patrizia Sentinelli auspica che venga confermata la fiducia, per poter affrontare «le emergenze» del paese. «Ci troviamo in una crisi aperta e noi auspichiamo che si risolva con una fiducia rinnovata – ha detto Sentinelli questa mattina – La fiducia permetterà al governo di affrontare con grande determinazione le emergenze del paese: la questione salariale ormai riconosciuta come prioritaria da tutte le parti, e la questione istituzionale. C’è la necessità, a mio giudizio improrogabile, di ridefinire una legge elettorale che possa consegnare agli elettori una piena responsabilità di scelta e che ridefinisca un altro quadro istituzionale».
Berlusconi ha spiegato invece che ormai le riforme si faranno «nella prossima legislatura», rilasciando dichiarazioni di benvenuto all’Udeur nella coalizione di centrodestra. Mastella continua a fare il pesce in barile, e a rilanciare il ruolo autonomo del suo partitino: «Nessuna confluenza da nessuna parte. Le nostre scelte sono e saranno sempre di centro», ha dichiarato.
Sei senatori a vita voteranno la fiducia a Prodi: oggi erano tutti presenti alla seduta commemorativa, cosa che ha rincuorato la maggioranza. Solo l’imprenditore Sergio Pininfarina non parteciperà al voto. All’apparenza ognuno ripropone le proprie posizioni, la maggioranza insiste con la linea della «parlamentarizzazione della crisi» e l’opposizione, con la Casa delle libertà che pare resuscitata dalla crisi inattesa del governo, continua con il refrain «elezioni subito». Nei sotterranei si tratta e si contano astensioni e assenze. Secondo indiscrezioni, inoltre, Napolitano avrebbe suggerito a Prodi di «valutare l’opportunità di presentarsi al senato per il voto di fiducia». Dice Giampaolo D’Andrea, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, avvicinato in Transatlantico poco dopo l’intervento di Napolitano: «Noi faremo il punto della situazione alla fine quando di disporrà di quasi tutti gli elementi necessari per valutare l’esito possibile del voto al Senato. A palazzo Madama ci sono 320 persone che verosimilmente dovrebbero partecipare al voto. La soglia per incassare la fiducia è 160 voti. In questa fase stiamo facendo una ricognizione attenta a partire da coloro che hanno sostenuto il governo Prodi al momento della nascita o via via nel corso della vita parlamentare per vedere dal punto di vista numerico che cosa cambia nell’attuale maggioranza politica».
Il velenoso Francesco Cossiga, che oggi è stato visto in aula conversare con Massimo D’Alema e Giulio Tremonti, disegna uno dei suoi scenari provocatori. «Non ci possiamo permettere di non avere ora un governo ha detto Cossiga – Al senato voterò la fiducia al governo Prodi per dare una mano a Forza Italia. Mica vogliono assumersi loro la responsabilità di lasciare il nostro paese senza un governo quando ci sta per cadere addosso la crisi economica, quando si dovrà sparare nel Kosovo e sta per ricominciare la guerra tra Israele e gli Hezbollah? E poi dovremo riprendere a bombardare Belgrado, cosa che fatta da questo governo è un’operazione di pace». Secondo Cossiga Pordi non cadrà, «perché in giro c’è una grande epidemia di prostatite, dovuta a un virus che non si puo’ combattere, chiamato ‘walter veltronium’. L’altra volta ha colpito dodici senatori berlusconiani».






