L’ipotesi più probabile è che Prodi cadrà oggi in senato ma che per le elezioni c’è ancora da aspettare. Non le vuole Veltroni e non le vuole Berlusconi, non le vuole Napolitano e non le vuole neppure Fini. E se c’è qualcuno che le vorrebbe, per ora tace in attesa di capire quanto salirà il prezzo delle proprie quotazioni e cosa riuscirà a cavare per sé dalla «indispensabile» riforma elettorale. Noi, che di politica non capiamo nulla, non ci addentriamo in scenari su un prossimo «governicchio», un governo di transizione, un Prodi bis, un governo tecnico e, coerenti con le nostre inclinazioni naturali, preferiamo lanciare una campagna in favore di una specie in rapida via di estinzione: quella degli «aghi della bilancia». La storia politica del nostro paese è piena di aghi della bilancia che in momenti topici hanno svolto un ruolo fondamentale contribuendo a far cadere governi o, comunque, accollandosene la responsabilità.
Ora basta: stanno per essere spazzati via dai grossi calibri che non ne possono più di dover controllare cosa succede tra i «cespugli» e vogliono «carta bianca» [Totò docet]. Il nostro intento però non è proteggere Mastella o Turigliatto, Mariotto Segni o Lamberto Dini. Noi ci occupiamo di quegli altri aghi della bilancia, invisibili come aghi e altrettanto pungenti, che hanno riempito la valle di Susa e le strade di Vicenza, le discariche di Pianura o Malagrotta e le centrali di Civitavecchia. Qualcuno, tanto tempo fa, disse che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel regno di Dio.
A dimostrazione che gli aghi, almeno quelli di un certo tipo, hanno fatto la storia non solo del nostro paese ma dell’umanità.






