Lui corre da solo. Lo sanno ormai tutti che questa è la nuova linea politica di Walter Veltroni, per la quale ha suscitato un certo malumore alla sua destra e alla sua sinistra. Salvo farsi dare piccolo aiutino, come far sostenere a Confindustria la tesi secondo la quale sarebbe un disastro per l’economia se si proseguisse con questo sistema elettorale. O chiedere all’Anci di inventare un marchingegno istituzionale per dimezzare i tempi necessari a dimettersi da sindaco. O far intervenire addirittura il Viminale con un atto legislativo urgente, per avere il tempo di dimettersi il giorno successivo a quello in cui Marini fallirà il suo incarico esplorativo.
In attesa della sua solitaria corsa, le faccende si ingarbugliano sia alla Provincia di Roma, dove già da tempo l’attuale presidente Gasbarra faceva i capricci perché non voleva ricandidarsi, sia al Campidoglio. Allora: Gasbarra vorrebbe correre per la poltrona di sindaco ma, in alternativa, potrebbe accontentarsi di un posto da deputato. Alla provincia forse potrebbe allora andare un candidato della Sinistra, come sostiene il segretario romano del Prc, Smeriglio? Non sarà un’impresa semplice, poiché il segretario romano del Pd Zingaretti pensa che le due poltrone sono ambedue «democratiche»: un Ds alla provincia, un Margherita al comune e un Veltroni per tutti. Il sindaco della Margherita potrebbe essere Rutelli, e alla Provincia i candidati non mancano di certo.
A questo punto, non resta che sperare in una gigantesca elezione il 15 giugno: politiche, provinciali, comunali, Roma. Sarebbe questo il solo modo per moltiplicare le poltrone disponibili e saziare in questo modo la bulimica voglia di rinnovamento del partito che non ha bisogno di chiedere. Mai.
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