Il Pd esita sulla candidatura di Rita Borsellino

Dopo le dimissioni del presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, per le polemiche legate alla condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento, il 26 gennaio, è iniziata la campagna elettorale. O quasi. Il centrosinistra infatti non ha ancora designato un candidato per le elezioni regionali, che si dovrebbero tenere il 20 aprile.
Rita Borsellino è scesa in campo da subito e di fronte all’indecisione del Partito democratico, ha lanciato ieri un appello: «Non possiamo più perdere tempo. Sono stata in silenzio per alcuni giorni. Il centrosinistra indichi subito il candidato alla presidenza della Regione Siciliana. La gente vuole essere partecipe. Questa situazione di stallo e di analisi dei partiti sta facendo perdere tempo a chi ha voglia e entusiasmo di partecipare». Alle ultime elezioni regionali, nel 2006, Borsellino aveva ottenuto il 41,63 per cento dei voti – più di un milione di voto, cosa che non era mai successo al centrosinistra in Sicilia–al termine di una campagna anomala e molto partecipata: 17 cantieri tematici e 200 cantieri territoriali avevano allora contribuito alla stesura di un programma tuttora attuale.
«Noi, del progetto Unaltrastoria – spiega Alfio Foti–pensiamo che le dimissioni di Cuffaro sono un fatto molto importante. È l’occasione per iniziare a scardinare un sistema consolidato. L’altro segnale importante viene dalle categorie imprenditoriali che stanno prendendo posizioni molto chiare contro il pizzo e la mafia. E c’è almeno una parte della società civile siciliana pronta per un cambiamento. Di fronte a questo il centrosinistra ha un’enorme responsabilità».
Per ora però, il meno che si possa dire è che non c’è una spontanea adesione, da parte del Partito democratico, alla candidatura di Borsellino. «Il Pd sta giocando pesantemente a depotenziare questa candidatura – spiega Antonella Monastra, consigliere comunale a Palermo nel gruppo Altrapalermo – Veltroni non ha preso posizioni nette. Non dobbiamo dimenticare però che, nel 2006, con Cuffaro ha vinto il sistema mafioso e per tentare di vincere ora serve una candidatura che rappresenti altro. Sembra invece che il Pd non sia nemmeno tanto interessato a vincere, ma piuttosto a mantenere un livello di contrattazione sul territorio con il centrodestra, sulle cariche di sottogoverno. Nella pratica quotidiana, è quello che vediamo».
Nel frattempo, lontano dai calcoli politicisti, si è messo in motto un movimento spontaneo attorno alla candidatura di quella che tutti chiamano semplicemente Rita. Sono nati quasi cento comitati di sostegno in tutto il territorio e sono arrivate già trecento adesioni all’appello lanciato da Vincenzo Consolo [www.ritaborsellino.it]. Tra le firme, quella di Luigi Lo Cascio, Altan, Emma Dante, Serena Dandini, Carlo Lucarelli, di Dario Fo e Franca Rame, di Lidia Ravera e Clara Sereni e di Aurelio Grimaldi e Marco Tullio Giordana. E continuano ad arrivare lettere all’indeciso Walter Veltroni. La candidata, senza tessera di partito, suscita entusiasmi, anche se la situazione è ben diversa dal 2006. I due anni di governo del centrosinistra e la nascita del Pd hanno lasciato tracce pesante nell’elettorato, e si teme un forte astensionismo, anche tra chi l’aveva sostenuta l’ultima volta.
Mercoledì 6 febbraio, il Pd dovrebbe rendere noto il nome del proprio candidato. Delle primarie, che chiede Borsellino, non vuole saper niente, anche perché i tempi sono molto stretti. Si mormora che il candidato del Pd potrebbe essere il capogruppo del partito di Veltroni all’Assemblea regionale siciliana, Antonello Cracolici.
«Nel caso in cui il candidato della sinistra unitaria non fosse Rita Borsellino – conclude Alfio Foti–Se il Pd fa un nome che raccoglie il consenso di tutti ed è credibile, per quanto riguarda la possibilità di rinnovamento, lo sosterremo. Se no, o Rita si candiderà a presidente, o promuoverà una propria lista che sostiene un terzo candidato. Di sicuro, Rita Borsellino sarà in campo».

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