La campagna elettorale è ufficialmente iniziata. Prima Berlusconi, poi Veltroni [in ordine di «peso» nei sondaggi, si suppone] hanno fatto il loro monologo da Bruno Vespa, a «Porta a Porta», che è lo spazio poco pubblico ma decisivo del dibattito politico, chiamiamolo così. Il Corriere della Sera, affascinato dalle primarie negli Stati uniti, ha montato dettagli fotografici dell’uno e dell’altro «candidato premier», le cravatte e le scarpe, con il titolo «Look a confronto», e pareva la rubrica della Settimana enigmistica «Scoprite le differenze». Quanto a quel che hanno detto, sempre secondo il Corriere, le differenze erano queste: sulle tasse Berlusconi dice «nessuno aumento delle tasse», Veltroni «si possono ridurre». La «promessa» principale invece è: per Berlusconi, «aboliremo l’Ici sulla prima casa»; per Veltroni, «detrazioni fiscali per ogni nuovo nato». Il segretario del Partito democratico ha anche annunciato una lotta al fenomeno dei giovani precari: «Penso a un compenso minimo legale di 1.000, 1.100 euro per i contratti atipici» [che è fantastico: si ammette che oggi in effetti non è così, si ignora che con quei soldi non si campa, si omette di preoccuparsi di quel che accade tra un lavoro precario e l’altro]. Ma Veltroni, dopo la gita in Umbria a fare discorsi all’Italia, ne ha aggiunta un’altra delle sue [citiamo sempre dal Corriere]: nelle liste del Pd metterà operai della Thyssen, giovani ricercatori e ragazzi dei call center, purché «abbiano una luce negli occhi». E’ interessante. Gli operai della Thyssen e anche quelli della Krupp hanno negli occhi ancora oggi le fiamme che hanno ucciso i loro compagni, gli altri non si sa. A meno che Veltroni non alludesse a se stesso: sono io, la luce nei loro occhi.
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