Ordine, pulizia e decoro. Il faccione di Francesco Rutelli affolla tutti gli angoli della capitale e promette una città all’insegna della «sicurezza». Questa mattina il tour elettorale del ministro ai beni culturali ha fatto tappa al teatro di Tor di Quinto, dove l’attendeva una folta rappresentanza dei centri anziani di Roma. Fin dalle prime battute, sono emersi i fantasmi che hanno affollato il secondo mandato di Walter Veltroni: rom, writers e sfrattati. Nei confronti dei rom, ha detto Ruelli, «dobbiamo avere un atteggiamento di chiarezza e di fermezza». «Troppe persone avvertono insicurezza, non ci può essere tolleranza contro chi delinque», ha sottolineato Rutelli, vantando la chiusura di venti campi nomadi all’epoca della sua giunta. Stesso piglio sulla questione writers: «E’ un problema di educazione e di responsabilità» ha ribadito Rutelli, auspicando per i responsabili sanzioni alternative, come la ripulitura delle superfici sporcate e la cura di parchi e giardini. Il finale, melodrammatico, è dedicato all’emergenza abitativa: «Non possiamo accettare che i nostri nonni siano sfrattati. Costruiremo 26 mila case popolari, ma allo stesso tempo contrasteremo con forza le occupazioni abusive». Una promessa che ricorda da vicino le parole roboanti usate per la nascita dell’Agenzia per la casa, istituita durante il suo mandato. Oiettivo, «far incontrare domanda e l’offerta». Fu un buco nell’acqua: un solo contratto stipulato.
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