«Rinuncio a correre per non far slittare le elezioni. Faremo una campagna elettorale simbolica e rinunceremo a correre alle prossime elezioni»: è la decisione annunciata da Giuseppe Pizza, segretario della Democrazia cristiana, il cui simbolo era stato riammesso ieri, in via cautelativa, nell’agone elettorale. L’annuncio sgonfia le preoccupazioni e azzera automaticamente anche le tante polemiche che si erano scatenate perché, a pochi giorni dalla scadenza delle elezioni, si paventava il rischio di un possibile slittamento della data. Quindi, possono riprendere le schermaglie della campagna elettorale.
Da qualche giorno è entrato in vigore il blocco della diffusione dei sondaggi, ma tra le righe dei commenti dei politici si percepisce che Veltroni ha rimontato qualche altro punto percentuale, e che il pareggio al senato è sempre uno degli scenari possibili. E il fatto che l’altro ieri Weltroni abbbia avuto più audience di Berluskane viene interpretato come un segnale di attenzione verso il candidato inseguitore.
«La scatto di reni è gia’ in corso, lo stiamo facendo da settimane e i risultati si vedono–afferma Veltroni sul numero del settimanale Panorama in edicola da domani–Quando abbiamo iniziato stavamo 22 punti sotto la destra, ora manca poco». Inoltre, Veltroni prevede che le elezioni verranno decise da quattro regioni: «Lazio, Sardegna, Abruzzo e Marche». Silvio Berlusconi tenta di rispolverare l’arma dell’anticomunismo e accusa il Pd di «non capire affatto il capitalismo» e di «non credere affatto nel mercato». «In Italia–ha aggiunto Berlusconi–paghiamo ancora il fatto di aver avuto il più grande partito comunista in occidente. Hanno cambiato nome, oggi c’è l’ultima mimetizzazione. Ma la sinistra non può cambiare la sua matrice d’origine, le proprie radici culturali. Sono tutti legati, chi più chi meno, all’ideologia marxista. Hanno una ostilità invincibile verso tutto ciò che è privato. In tutti quelli che arrivano da quella scuola mi accorgo che il sentimento è radicato». Pierferdinando Casini è sibillino sul risultato: «Berlusconi ha avuto una sindrome di autosufficienza e ne risponderà–ha detto–Non è nel novero delle possibilità un accordo dopo il voto tra il Pdl e l’Udc. Le alleanze si fanno prima del voto». Intanto, il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti solidarizza con Giuliano ferrara per le contestazioni bolognesi e apre a possibili alleanze col Pd: «Oggi abbiamo con il Pd una distanza strategica, ma mai mettere limiti alla provvidenza: può darsi che dopo le elezioni riguardi a sinistra e si possa riaprire un dialogo come è successo in Germania che anche per le scelte fatte, oggi non sarebbe possibile».
«L’Italia–scrive il settimanale The Economist di domani–è il paese in cui tutto deve cambiare perché nulla cambi». La citazione del romanzo «Il Gattopardo», riprende il titolo dell’editoriale che in inglese recita «A Leopard, spots unchanged», espressione simile a quella italiana «il lupo che perde il pelo ma non il vizio». In altri articoli sullo stesso numero, l’Economist rileva l’incognita del rinvio elettorale imputata ironicamente a «Mr. Pizza» [un nome esilarante per i lettori stranieri] e la somiglianza dei «programmi economici» di Pdl e Pd, entrambi giudicati «non sufficientemente coraggiosi». Il messaggio fondamentale, in ogni caso, resta uno: Berlusconi «è ancora l’uomo più ricco d’Italia, è ancora circondato dal conflitto di interessi ancora inadeguato a governare l’Italia, anche se fosse un grande riformatore, a governare l’Italia». Anche solo per questo, dice indirettamente l’Economist, «gli italiani dovrebbero votare invece per il suo avversario di centrosinistra, Walter Veltroni».






