Il cantiere dell'Altra politica. Una breve cronaca

Ecco un primo resoconto della giornata di sabato 5 aprile: qui, nella sala Luigi Pintor della redazione di Carta, si è riunito quel che abbiamo chiamato il «Cantiere dell’altra politica»; nel pomeriggio, e in parallelo, si è tenuta alla Città del’altraeconomia, sempre a Roma, l’assemblea nazionale della Rete di Lilliput intitolata «Agire politico».
Al Cantiere hanno partecipato circa 150 persone: la sala ne contiene 120 circa, abbiamo avuto, ad un certo punto della mattinata, un problema di sedie, non ne avevamo più. Il numero è sceso nel pomeriggio, anche perché molti amici si sono trasferiti all’assemblea dei lillipuziani. In sala persone che provenivano da diverse esperienze sociali e da Napoli e Firenze, Milano e il Piemonte, le Marche e la Basilicata, ovviamente Roma e così via. Le persone che hanno introdotto i diversi spezzoni della discussione, durata in tutto circa sette ore [con un’ora di intervallo per il pranzo], sono state: Luis Hernandez Navarro [l’Altra campagna in Messico], Marco Revelli [la democrazia], Giulio Marcon [i diritti sociali e civili], Riccardo Petrella [i beni comuni]. In realtà, la discussione è diventata un fiume, con più di trenta persone che hanno preso la parola [ciascuna per cinque minuti, alcuni più volte], tutti intorno all’asse principale, ovvero come sia possibile ri-organizzare la volontà collettiva per fermare l’invasione dell’economia liberista e creare un nuovo modo del ben-essere sociale. Il punto di partenza è stato il durissimo, motivato giudizio di Marco Revelli: viviamo in un regime di «democrazia dispotica», con partiti virtuali e una sostanziale sottrazione di diritti e sovranità ai cittadini [la parte essenziale di questo intervento sarà pubblicato sul prossimo numero del settimanale di Carta]. Da qui in poi, sono intervenuti Vittorio Agnoletto e Marco Bersani [del Forum italiano dei movimenti per l’acqua], Chiara Sasso [del movimento No Tav valsusino] e Olol Jackson [del Presidio Permanente No Dal Molin di Vicenza], Porpora Marcasciano [di Facciamo breccia] e Gerardo Marletto [studioso dei trasporti], Ornella De Zordo [di Altracittà di Firenze] e Dino Greco [sindacalista, già segretario della Camera del lavoro di Brescia], Paolo Cacciari, Claudio Giorno [movimento No Tav], Bianca Pomeranzi [movimento femminista e lesbico] e molte altre persone [impossibile citarle tutte].
Il tono generale, almeno a noi così è parso, era la constatazione della fine delle forme della politica e della democrazia del secolo scorso e la necessità di trovarne di nuove, a partire dalle esperienze effettive che si svolgono nelle società, i movimenti di diverso tipo e le comunità resistenti. Allo stesso modo, in generale chi interveniva di diceva interessato alla possibilità di rendere permanente il Cantiere dell’altra politica, in una forma che poi Andrea Morniroli, il presidente dell’associazione Cantieri sociali, ha riassunto: uno «spazio pubblico» di riflessione e proposta, che cerchi di essere utile ai movimenti sociali, composto da persone, che dia maggiore forza alla corrente culturale e sociale che cerca nuova democrazia e altra economia e sappia esprimere questo punto di vista, senza pretendere di rappresentare nessuno né di costituire [come ha erroneamente scritto il manifesto] una «rete delle reti». Una associazione volontaria senza scopo di lucro politico, si potrebbe dire.
Dettaglio non secondario, si era stabilito, nelle pur faticose ore di dibattito, un rapporto amichevole, tra i partecipanti, e l’ora dedicata al cibo è stata una piacevole conversazione tra amici, o tra persone che non si conoscevano prima e volevano intrecciare contatti.
Nel pomeriggio di sabato, appunto, diverse persone che avevano contribuito alla nostra discussione, come Marco Revelli e Chiara Sasso, Giulio Marcon e Paolo Cacciari, si sono trasferiti all’assemblea di Lilliput, dove il filo del discorso era sostanzialmente simile, ossia la domanda: come fare un passo oltre la politica esistente? Altre informazioni seguiranno presto.

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