Elogio del ballottaggio

Il Comune e la Provincia di Roma, oltre probabilmente a nove dei diciannove municipi della città, tra due settimane andranno al ballottaggio. Secondo il metro di misura classico della «contesa» elettorale, questa non è una buona notizia. Tutti gli aspiranti candidati sicuramente speravano di farcela al primo turno perché questo avrebbe evitato altro sperpero di manifesti elettorali e di quattrini, ulteriori «apparentamenti» alla ricerca di voti e qualche giorno di lavoro in più. Ma se, invece, si guarda questa faccenda da un altro punto di vista, si possono fare interessanti scoperte. A modo suo, lo segnalava questa mattina Liberazione con un titolo di apertura non bello ma efficace: «Città e province: la sinistra c’è. Perché in Parlamento no?». La domanda che il quotidiano di Rifondazione comunista si pone sarà anche autoconsolatoria ma arriva al cuore del problema: perché la sinistra esce bruscamente dal parlamento e invece potrebbe essere destinata, in un modo o nell’altro, a governare ancora per cinque anni nella città più grande d’Italia, in una Provincia di circa due milioni di abitanti e in alcuni significativi municipi, ciascuno dei quali è grande come una media città italiana?
Domande che molti si erano già posti quando Veltroni annunciò con clamore il divorzio e che oggi, alla luce del terremoto elettorale, diventano cruciali. E non perché si voglia a tutti costi dimostrare che il Pd ha lavorato alacremente per la scomparsa della sinistra dal parlamento. Ma perché vorremmo avanzare il dubbio che mai come in questo voto l’elettore ha scelto, deciso, deliberato. Seppure in forma punitiva, o per un riflesso di paura o per rispondere in qualche modo all’affanno del vivere, l’elettore di sinistra ha ritenuto di non fidarsi più della propria rappresentanza politica che pare aver smarrito la relazione sociale e sentimentale con i propri elettori. A livello locale, invece, le cose sono andate meglio, la relazione ha tenuto perché appare più facile controllare l’operato «dal basso» e ridurre lo spazio tra rappresentato e rappresentante.
Se è questo il segnale che il cittadino elettore ha voluto infilare nell’urna, una cosa è certa: il messaggio è arrivato chiaro e forte. Si tratterà di moltiplicarne l’efficacia e la durevolezza ed è per questo che spezzo una lancia in favore del ballottaggio, ultima spiaggia, allo stato delle cose, per riannodare un filo assai consumato.

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