Dai particolari, spesso, si comprende meglio il senso degli avvenimenti. E la scelta del prefetto di Roma, Carlo Mosca, di ospitare nella grande e bella sala «Di Liegro» della Provincia il tavolo sull’emergenza abitativa non è stata affatto casuale. Un modo per conferire una certa solennità all’incontro e per affermare pubblicamente un ruolo politico e simbolico importante. All’incontro, durato quasi tre ore, hanno partecipato i movimenti di lotta per la casa (Action, Coordinamento cittadino), il sindacato degli inquilini AS.i.a.-Rdb, esponenti del Blocco precario metropolitano, il sub commissario al comune di Roma Ignazio Portelli, il presidente del Municipio IV Alessandro Cardente, l’assessore regionale alla casa Astorre e i rappresentanti dei costruttori: Acer [Associazione costruttori edili di Roma], Confedilizia, Legacoop, Confcooperative. Il tavolo era nato a seguito alle mobilitazioni delle famiglie senza casa di Bufalotta e del successivo sgombero violento della tendopoli precaria allestita a piazza Venezia. Tema principale del confronto, il ruolo dei costruttori privati nella definizione di una proposta di breve periodo sul dramma abitativo. «È stato un buon avvio, sia da parte dei costruttori che dei movimenti e delle istituzioni», ha detto il prefetto. Ho ribadito che la questione abitativa non è un’emergenza di ordine pubblico ma un problema sociale e come tale va affrontato dalla politica». Il presidente Cardente ha sottolineato la nuova composizione sociale che vive il dramma abitativo, non più relegato al mondo della marginalità sociale e degli ultra poveri.
«In questi due anni di amministrazione – ha detto Cardente – abbiamo visto la crisi dei ceti medi e di quelle famiglie di lavoratori dipendenti che non riescono più a pagare il mutuo o l’affitto. Malgrado ciò, nel nostro territorio si è sviluppata una economia immobiliare esclusivamente privata. Abbiamo dovuto bocciare anche la delibera 218 che, in deroga al Piano regolatore, prevedeva ulteriori regali ai grandi costruttori. Occorre trovare soluzioni nuove e all’altezza dei modelli europei, che garantiscono accesso alle fasce sociali più deboli e qualità dell’abitare».
Le richieste dei movimenti sono state chiare e semplici: tutela delle occupazioni e moratoria sugli sfratti; censimento degli immobili privati abbandonati, invenduti o affittati al nero, e la destinazione di 50 mila di queste case all’emergenza abitativa; coinvolgimento dell’Abi [Associazione bancaria italiana] per affrontare il problema, sempre più esteso, dei mutui. «Negli ultimi anni – ha detto Paolo Di Vetta, uno degli attivisti arrestati la scorsa settimana – a fronte di un calo della popolazione della città, si sono costruite migliaia di case private, che rimangono vuote e che accrescono solo la rendita. E’ ora di capire se i privati vogliono dare un contributo alla soluzione del problema, rinunciando a una fetta dei profitti, cresciuti in modo vertiginoso».
I rappresentanti dei costruttori hanno fatto buon viso a cattivo gioco, mostrandosi disponibili al censimento del patrimonio sfitto o abbandonato della capitale, ma hanno subito rilanciato la palla alle amministrazioni comunali e regionali: «Le nostre proposte sono note – ha detto Giancarlo Cremonesi, presidente dell’Acer – Noi siamo pronti in qualsiasi momento a impegnarci nell’edilizia popolare, sovvenzionata e convenzionata; tocca al Comune trovare le aree da destinare e investire le risorse necessarie. Il mercato immobiliare è fermo e questo fa schizzare in alto i prezzi di acquisto e di locazione. Nonostante le nostre pressioni, il Piano regolatore non ha individuato le aree che servirebbero ad affrontare questo problema».
Alla fine dell’incontro, il prefetto ha annunciato un nuovo appuntamento del tavolo prima dell’insediamento della giunta comunale; nel frattempo, si è impegnato a invitare i rappresentanti dell’Abi e dei piccoli proprietari per affrontare la questione dei mutui. Davanti la prefettura, oltre cento famiglie di senza casa e sfrattati hanno atteso l’esito dell’incontro con uno striscione ben visibile: «affitti da rapina, mutui insostenibili, salari da fame: casa subito».
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