Montezemolo all'attacco dei sindacati e di chi difende il territorio

Non ha tralasciato proprio nulla il presidente uscente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo venerdì scorso. Nel suo discorso a Torino, pronunciato durante un seminario del Centro Studi della Confindustria, ha parlato dei risultati elettorali. «Il risultato delle urne conferma quanto andiamo dicendo da tempo. I lavoratori non si sentono piu’ rappresentati da forze politiche e sociali incapaci di dare risposte vere ai loro problemi concreti. E sono molto piu’ vicini alle nostre posizioni che non a quelle dei sindacalisti». «E’ ormai chiaro – ha aggiunto–che la trincea dei negoziati infiniti, del rifiuto di guardare con occhi obiettivi la realta’ e soprattutto in che direzione va il mondo, serve solo e soltanto a difendere una casta di professionisti del veto». Montezemolo ha poi proseguito nel suo attacco ai sindacati «è ora che il sindacato apra gli occhi e si confronti con il mondo reale». Cgil, Cisl e Uil dovrebbero «rinunciare alle vecchie pratiche degli scioperi rituali ed inutili che ogni due anni accompagnano puntualmente i rinnovi contrattuali», definiti «riti logori e inutilmente costosi sia per i lavoratori che per le imprese». Montezemolo ha poi definito i sindacati confederali incapaci di raggiungere un accordo tra loro sulla riforma del modello contrattuale. Quello di cui l’Italia avrebbe bisogno, secondo il presidente uscente di Confindustria, è un «sindacato autorevole, capace di rappresentare gli interessi dei lavoratori e non quelli dei sindacalisti, che sono in Italia ben sei volte piu’ dei carabinieri». Ma Montezemolo non si accontenta dei sindacati, e spara anche sui partiti di sinistra, scomparsi dal parlamento in seguito alle ultime elezioni, definiti «forze che negli ultimi due anni, dentro il governo, sono state portatrici di una cultura anti impresa e anti mercato, che ha consapevolmente costituito un freno alla crescita economica e alla modernizzazione». Le urne avrebbero dunque sancito la sconfitta di ogni forma di opposizione alla devastazione del territorio e alle grandi opere «noi che facciamo impresa e abbiamo scelto la competizione selettiva – ha dichiarato Montezemolo–sappiamo di cosa stiamo parlando. E oggi abbiamo la conferma di quello che abbiamo sempre sostenuto: i no alla tav, i no alle infrastrutture, i no ai rigassificatori o ai termovalorizzatori, il vedere le imprese e gli imprenditori come nemici, sono patrimonio di una minoranza esigua che oggi non ha neppure rappresentanza in Parlamento». Ma il presidente uscente di Confindustria non si fa mancare proprio nulla, e parla anche di sicurezza. A partire dall’indulto, «un provvedimento disastroso, un brutto segnale» e aggiunge «abbiamo bisogno di uno Stato forte per ridare sicurezza a cittadini e imprese. Confindustria continuera’ a essere in prima fila nel combattere tutti i fenomeni di illegalita’, dal pizzo all’evasione, al lavoro nero. Per sconfiggere questi fenomeni una volta per tutte occorrono presidio del territorio, tempi della giustizia rapidi, certezza della pena». Neppure il decreto-sicurezza sul lavoro la passa liscia perché propone «assurde sanzioni e non si preoccupa di prevenzione e formazione». Alla faccia delle continue morti sul lavoro, Montezemolo afferma che «da anni, nelle nostre imprese, siamo in prima linea per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, con grandi investimenti e risultati concreti perché i nostri collaboratori rappresentano il patrimonio più importante di cui disponiamo, per questo rifiutiamo la demagogia di un provvedimento come il testo unico recentemente approvato che pensa solo ad inasprire in maniera assurda le sanzioni e non si preoccupa della prevenzione della formazione, in particolare nella piccola e piccolissima impresa, ne’ dei controlli che vanno intensificati nel sommerso dove si annidano il lavoro nero e la criminalità». Promossa, naturalmente, l’intenzione di detassare gli straordinari avanzata dal governo entrante, che rappresenterebbe «un importante passo in avanti anche sulla strada di un nuovo modo di fare i contratti: un livello nazionale più snello, quote maggiori di retribuzione legate ai risultati oltre a favore una durata triennale riducendo una conflittualità inutile e costosa che non e’ nell’interesse di nessuno». Le ultime battute sono per il welfare. Troppo «pesante», secondo Montezemolo. È necessaria una «profonda riforma», per rendere il lavoro «più selettivo e più flessibile».

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