Facciamo un gioco di quelli feroci, immaginiamo che da lunedì 28 Roma abbia per sindaco un fascista. Va bene, non è elegante dire le cose in modo brutale, Gianni Alemanno è uno che in gioventù teneva il braccio teso, possibilmente impugnando un manganello, ma da allora si è post-fascistizzato, berlusconizzato, ecc. E poi, se vogliamo dirla tutti, non è che Rutelli, proponendo di mettere il bracciale alle donne per proteggerle dagli stupri, sia stato gran che libertario. Il fatto è però che circolano sondaggi, riferiti sottovoce, magari inattendibili, secondo cui l’Alemanno sarebbe in vantaggio su Rutelli, nel ballottaggio. E se vincesse? Chiunque abbia vissuto in questi 18 anni nella Roma di centrosinistra ha molte cose di cui lamentarsi, e Carta lo ha fatto senza risparmio. Ma una Roma è rimasta per fortuna in questi anni un po’ a lato, grazie a quelle amministrazioni, in cui bene o male sedevano anche persone stimabili. E’ la Roma fosca dei nuovi ricchi cafoni, delle truppe nazistoidi delle «occupazioni nere», del condono come regola di vita, della caccia al diverso come sport, del razzismo come bussola. Anna – la nostra Anna Pizzo – mi ha raccontato di quella signora che pareva uscita da uno spot di quattrosaltinpadella e che, all’anagrafe municipale, ha litigato sul posto in fila e ha vinto, salvo che poi uno srilankese, mostrando il «numeretto», le ha fatto notare che prima c’era lui. La signora ha esclamato: «Ma lei è straniero». Ecco un lapsus che riassume la Roma brutale che Alemanno trascina con sé. Lo so, è difficile scegliere il meno peggio. Ma se qualcosa sta per caderti in testa ti scansi, no? Bene, domenica e lunedì scansarsi equivale a votare Rutelli. Andateci, andiamoci.
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