A roma un ballottaggio insicuro

Qualunque sia l’esito del ballottaggio di domenica 27 e lunedì 28 aprile, un risultato, Alemanno, l’ha già ottenuto: aver imposto l’agenda politica elettorale attorno ai temi della sicurezza e delle politiche di repressione contro migranti, rom e qualsiasi espressione sociale ai limiti della legalità, writers, prostitute, occupanti di case. Rutelli, da parte sua, ha rincorso l’avversario rinfacciando la poca credibilità della destra che, durante il secondo governo Berlusconi, avrebbe regolarizzato 140 mila cittadini romeni. E cosi via, in un rimpallo di proposte tra chi intende espellere 20 mila immigrati clandestini e chi propone il braccialetto elettronico per difendere le donne dalle violenze maschili. Rutelli arriva al ballottaggio con un vantaggio di cinque punti [45,7 per cento] sull’avversario, che lo costringe alla rincorsa dei consensi in due direzioni, opposte ma complementari: tra i delusi della sinistra e tra gli elettori dell’Udc consegnati dal partito alla «libera coscienza». Nei confronti dei primi, Rutelli ha rispolverato il suo antico antifascismo, lanciando un allarme democratico a tutta la città: «Siamo davanti a una destra nostalgica e incapace di governare – ha detto Rutelli–come dimostrato dai fallimenti e dalla corruzione della precedente giunta regionale guidata da Storace». Per assicurare gli elettori «moderati», invece, ha rilanciato la versione «democratica» della lotta per la sicurezza e la legalità [polizia e carabinieri per tutti], e il solito pacchetto di opere infrastrutturali «indispensabili» alla crescita della città: strade, parcheggi, metropolitane, anelli ferroviari e altro ancora. A due giorni dalle elezioni, Rutelli ha incassato l’apparentamento delle liste [minori] di Michele Baldi, ex capogruppo di Forza Italia, Avanti Lazio e Forza Roma, mentre Socialisti e Sinistra critica hanno annunciato il loro «voto antifascista». Tra i movimenti, i centri sociali e le associazioni il dibattito sul voto è molto forte. Nonostante nella città non si viva l’atmosfera da ultima spiaggia del 1993, quando attorno a Rutelli si consolidò un fronte democratico che contribuì alla sconfitta del segretario missino Gianfranco Fini, la sensazione diffusa di un voto «repubblicano» antifascista, o meglio, della scelta del male minore. Diversi centri sociali e movimenti di lotta per la casa hanno dichiarato esplicitamente il loro sostegno a Rutelli, senza nascondere le differenze sostanziali in tema di diritti sociali e civili che li dividono dal candidato del centrosinistra. In questo scenario, la data del 25 aprile assume un significato diverso, poco celebrativa, che entrerà nel vivo della battaglia per evitare l’ascesa al Campidoglio di un sindaco che ancora porta al collo una croce celtica.
Gli analisti e i commentatori politici non azzardano previsioni, anche se è forte il rischio di una rimonta del Pdl, grazie soprattutto al sostegno unilaterale ricevuto negli ultimi giorni dalla Destra di Storace e Fiamma tricolore. Un sostegno politico subito rafforzato dall’ennesima «occupazione non conforme» organizzata dai camerati di Casa Pound [occupazione abitativa di sola stirpe italica, sede della federazione romana di Fiamma tricolore] pochi giorni prima del voto. Questa volta si tratta di una stazione ferroviaria, nella zona della Farnesina [Roma nord, a due passi dallo stadio Olimpico], costruita con i soldi dei Mondiali del ’90 e mai entrata in funzione.
La città trattiene il fiato e aspetta incerta l’esito delle elezioni, timorosa di svegliarsi in una città normalizzata e senza anima o, peggio ancora, nell’incubo di un podestà che, tra casinò e mega autostrade, vuole ripulirla da poveri, rom e clandestini.

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