Si muove Achille Variati, candidato del Pd e neo-eletto sindaco del capoluogo berico, con il 50,48 per cento delle preferenze [27.645 voti, circa 500 in più di quelli della candidata del Pdl, Lia Sartori]. Una vittoria da molti inaspettata, visti i risultati del primo turno, quando la candidata del Pdl aveva ottenuto il 39 per cento delle preferenze. Un segnale importante nella città dove da oltre un anno e mezzo il movimento No Dal Molin lotta contro una nuova base a stelle e strisce. Proprio la questione Dal Molin era stata uno degli aspetti più importanti della campagna elettorale del nuovo sindaco di Vicenza, che si è sempre dichiarato contrario alla costruzione della base militare. Per ribadire la sua posizione sul Dal Molin – un progetto che ritiene «dissennato» per la città di Vicenza – lo scorso 22 aprile Variati ha scritto una lettera al Presidio Permanente, un vero e proprio «patto con la città», con il quale si è preso degli impegni precisi. «Promuoverò in consiglio comunale una delibera di segno opposto a quella che ha dato il via libera al progetto – ha scritto nella lettera – e organizzerò una consultazione popolare per dare alla città la possibilità, fin qui negata, di dire sì o no a questo progetto di costruzione della nuova base militare americana al Dal Molin. E per far sì che questa operazione abbia un senso – ha poi aggiunto – chiederò con fermezza allo Stato e alle autorità americane una sospensione nell’esecuzione dei lavori, così da rispettare i tempi, il più possibile brevi, dell’espressione della volontà vicentina». L’impegno del nuovo sindaco nel caso in cui da questa consultazione emerga «un chiaro no» – cioè un no accompagnato da una partecipazione popolare sufficiente – è quello di «rappresentare tale volontà utilizzando ogni prerogativa attribuitami dalla legge». Pare così aprirsi qualche nuova possibilità per bloccare la costruzione della base a Vicenza.
Si muovono i No Dal Molin e la lista civica del Presidio Permanente, «Vicenza libera» [quarta lista cittadina al primo turno, con più di tremila voti e un consigliere comunale]. «Vicenza libera» aveva deciso fin dall’inizio di non fare apparentamenti di alcun genere, ma aveva anche chiesto ai suo elettori di tornare a votare, per Achille Variati, «per poi essere pronti, dal giorno dopo la sua elezione, a chiedere il rispetto del patto con la città». C’è soddisfazione da parte del movimento contro la base, un soggetto con il quale il nuovo sindaco dovrà confrontarsi nei prossimi mesi. «Ora ci aspettiamo – dicono dal Presidio Permanente – il rispetto del patto che Achille Variati ha fatto con la città: il nuovo consiglio comunale dovrà immediatamente annullare l’ordine del giorno che esprimeva parere favorevole all’installazione militare».
Una delle prime questioni che il nuovo sindaco dovrà affrontare è proprio l’ordinanza di sgombero del Presidio Permanente, emanata lo scorso febbraio dalla giunta comunale, nel suo ultimo giorno di mandato. «Un luogo di partecipazione e democrazia, come è il Presidio – aveva detto Achille Variati negli ultimi giorni di campagna elettorale – non viene smantellato con le ruspe. Un sindaco non costruisce muri contro la protesta». Variati, che si è impegnato fin dall’inizio per «una politica di confronto aperto» con la cittadinanza, alla ricerca di «soluzioni per conciliare il rispetto necessario della legalità – che non può conoscere sconti – con il diritto sancito dalla costituzione alla libera espressione democratica».
Ma c’è anche qualcun altro che si muove, ma in senso opposto. A farlo è uno dei personaggi che hanno caratterizzato la vicenda Dal Molin, il generale Frank Helmick, comandante della Setaf [Southern european task force] di stanza a Vicenza. Il generale ha salutato questa mattina con una cerimonia ufficiale la caserma Ederle, per partire per l’Iraq, al comando del «Multi national security transition command», struttura militare Usa.
Strana coincidenza o buon auspicio per la città del Palladio?
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