Su il sipario, si apre l’era Alemanno. Trascorrono le ore, Roma si sveglia con un nuovo sindaco e pian piano si capisce cosa si è mosso in questi giorni prima del voto, cosa ha spostato i voti a favore della destra, oltre all’allarmante allucinazione collettiva sulla sicurezza.
Così, si passa dal profano della soddisfazione della famiglia Caltagirone al sacro delle colonne di Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana che benedice l’ascesa di Gianni Alemanno al Campidoglio. «I romani dopo quindici anni–scrive il giornale dei vescovi–hanno scelto di cambiare gestione della cosa pubblica e gli equilibri politici nella loro città. E la notizia che arriva dalle rive del Tevere è di quelle che fanno rumore e che riguardano tutti, non solo i romani’». Secondo Avvenire, a Roma si è chiuso un ciclo che si era aperto nel 1993: «dietro la famosa regola dell’alternanza, a Roma per molto disapplicata, c’é semplicemente e motivatamente la gran voglia di aria nuova, di coerenza e di concretezza espressa dai cittadini». Il postfascista ha cinque anni per ricambiare, comincerà intitolando la stazione Termini a Giovanni Paolo II.
Anche dopo la nottata, Alemanno continua a suonare come un disco rotto la fortunata hit della sicurezza, che ha un ritornello che addita ancora una volta i migranti al pubblico odio. «Ogni anno a Roma ci sono ventimila persone non cittadine italiane che commettono reati, ma che rimangono in città–spiega il neosindaco, oggi accolto da un’ovazione in senato, dove da uomo tutto d’un pezzo ha eletto seconda carica dello stato Renato Schifani–Anche l’ultimo aggressore di domenica scorsa, un romeno, era un pregiudicato. Il nostro obiettivo è quello di espellere da Roma tutti coloro che hanno commesso reati. Poi procederemo allo sgombero dei campi nomadi abusivi, che sono ben 85 in tutta la città». Alemanno auspica che passi ai modi spicci anche la polizia municipale, che «deve diventare una vera polizia di prossimità» [complimenti per l’eufemismo], «in grado di incidere sulla criminalità di strada, sul traffico e sul degrado». «Al di là delle diavolerie piu’ strane–ha aggiunto–si tratta di armare anche la polizia municipale. La collaborazione con polizia e carabinieri secondo Alemanno deve essere gestita da un «commissario straordinario governativo per la sicurezza».
Della destra ex, post o neofascista alla guida di Roma si è accorta la stampa estera. Per il Times l’Italia «scivola ancora a destra» e Roma elegge un sindaco «ex neo fascista». L’Independent dimentica l’ex: Alemanno è un «neo-fascista». Lo spagnolo El Pais annuncia la vittoria della «destra postfascista», per El Mundo «Berlusconi sigilla il suo trionfo elettorale con la ‘ciliegina’ del sindaco di Roma». Ha vinto «l’uomo di Silvio Berlusconi» anche per il britannico Telegraph. In Francia, Liberation titola «La destra dura mette Roma sotto il suo stivale», ma nell’attacco del suo pezzo la «marea nera» è quella «berlusconiana».
Intanto, mentre prosegue la consultazione di deputati e senatori del Pd per la scelta dei capigruppo di camera e senato, lo stato maggiore democratico prova a fare i conti col voto e le prospettive future. «Il risultato dei ballottaggi è molto pesante–dice Walter Veltroni–Però traggo da questo la convinzione che dobbiamo fare altri passi in avanti nella direzione dell’innovazione e del radicamento sociale e non tornare indietro, altrimenti faremmo pagare al Pd un prezzo molto alto». IRiflessione e radicamento sono anche le richieste avanzate da Pier Luigi Bersani il giorno dopo il voto di Roma. Insomma, al momento la resa dei conti appare rinviata perché si temono ripercussioni sulla tenuta del partito.
Sentite infine l’ex ministro dell’interno Giuliano Amato: «Se qualcuno dice che c’è stata poca attenzione al tema della sicurezza in questi ultimi due anni, ho fondati motivi per dire che non si sta rivolgendo a me, ma ha ragione, ha sacrosanta ragione».






