Al quarto scrutinio, con 335 voti, Gianfranco Fini è stato eletto presidente della Camera dei deputati. Nel suo discorso di insediamento, Fini ha ricordato tanto il 25 aprile che il primo maggio, e ha detto che «celebrare la ritrovata libertà dell’Italia e la centralità del lavoro è un dovere cui nessuno deve sottrarsi». Il discorso è stato apprezzato da Napolitano e da Walter Veltroni, mentre Massimo D’Alema, molto sfuggente nei giorni dopo le elezioni, ha notato il mancato riferimento all’antifascismo. Le note più polemiche, un segale forse per i mesi a venire, sono arrivate dalla Lega Nord. Fini nel suo discorso ha reso omaggio alla bandiera tricolore «in cui si riconosce tutta la nostra nazione»; una frase che non è piaciuta a Umberto Bossi. Il leader della Lega, parlando con i cronisti, ha detto che «la Padania ha la sua bandiera, che è bianco-verde». Al brindisi di festeggiamento offerto da Fini a Montecitorio hanno partecipato sia il presidente uscente Fausto Bertinotti che il neoeletto sindaco di Roma Gianni Alemanno. Al di là della retorica dovuta al nuovo ruolo istituzionale, Fini, in un passaggio del suo discorso, ha indicato quale sia la sua ispirazione programmatica. Secondo Fini, è il «relativismo culturale» il principale pericolo della società contemporanea. Nel solco del presidente del senato del passato governo Berlusconi, Marcello Pera.
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