Le dichiarazioni della terza carica dello Stato, il neopresidente della Camera Fini, che mettono in relazione l’omicidio del ragazzo veronese ad opera di naziskin e le bandiere israeliane bruciate nelle proteste contro la fiera del libro di Torino, ritenendo più gravi politicamente le seconde, sono semplicemente scandalose!
L’omicidio di Verona germina in un humus di sottocultura fascista che il neo presidente della Camera tende evidentemente a minimizzare e che è frutto di un’ideologia del «viva la muerte!» [altrui, possibilmente]. I giovani assassini veronesi che hanno massacrato un loro coetaneo solo perché diverso da loro fanno parte di gruppi politici criminali usi a questo genere di violenze. Un’azione orribile come questa non può essere minimamente paragonata a una forma, sicuramente condannabile, di «attentato» a degli oggetti, le bandiere, cariche di significato quanto si vuole, ma pur sempre oggetti.
Per noi, poi, che siamo ebrei impegnati sulla questione mediorientale desiderando costruire pace nella giustizia, affermazioni del genere, non nuove per il post-fascita Fini, appaiono come un segnale di una preoccupante strumentalizzazione politica di una tragedia che si trascina da più di 60 anni e che vede purtroppo ancora divise su tutto due popolazioni che vorremmo vedere convivere pacificamente sulla stessa terra. Come la destra fondamentalista cristiana di Bush, che appoggia Israele in funzione antislamica, così la posizione dei nostri neocon rivendica un’identità forte dell’Occidente non nella sua storia e nella forza della sua democrazia, ma nelle radici giudaico-cristiane dell’Europa e da ciò deriva un appoggio senza se e senza ma di qualsiasi politica di qualsiasi governo israeliano, possibilmente conservatore.
Sul primo punto, chiunque conosca la storia europea non può che rilevarvi la presenza ebraica come capro espiatorio della civiltà cristiana e, solo dopo la Shoah, un certo ripensamento nella cultura maggioritaria. Per quanto riguarda Israele, fatta salva la critica, secondo noi giustamente netta, a chi vuole metterne in discussione l’esistenza, altrettanto serrata deve essere quella di chi vuole affermarne a tutti i costi una «santità» inesistente.
Purtroppo questa seconda uscita di Fini, dopo quella del discorso inaugurale della sua presidenza della Camera, che conteneva una critica del relativismo culturale, dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, l’assenza da parte dell’esponente del Popolo della Libertà di una cultura laica pluralista, positiva e non disgregante. Cosa che a noi, rappresentanti di una minoranza, preoccupa non poco.
Dunia Astrologo, Andrea Billau, Giorgio Canarutto, Ivan Gottlieb, Joan Haim, Marina Morpurgo, Renata Sarfati, Sergio Sinigaglia, Susanna Sinigaglia, Claudio Treves
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