E se il G8 non interessasse più a nessuno?

E se del G8 non gliene fregasse piu niente a nessuno? Il 29 giugno a Tokyo c’è stata la prima manifestazione pubblica contro il summit di Hokkaido, che si prepara per il prossimo fine settimana. La polizia era molta, i manifestanti non erano più di quattrocento. La stampa giapponese, come quella europea e nordamericana, sembra interessarsi poco al summit dei grandi della terra. Grandi si fa per dire. I rappresentanti delle sedicenti democrazie non sono piu in grado di governare un bel niente. Quando, nove anni fa, un movimento variegato e vasto si ritrovò a Seattle, il potere politico sembrava in grado di controllare e forse anche di governare i processi di crescita, di sfruttamento e di conflitto. Il movimento globale aveva un nemico e si batteva contro una politica economica che appariva ancora capace di comprendere e governare il divenire del mondo. Poi venne George Bush, la guerra infinta, e una classe di criminali petroliferi mafiosi e mercanti d’armi si impadroni progressivamente del potere. Il movimento globale antiglobalista mise in moto un processo di critica morale della globalizzazione, mettendo in crisi il consenso. Ma oggi i termini del problema sono completamente mutati: il neoliberismo ha prodotto i suoi effetti di privatizzazione di ogni aspetto dell’esistenza umana, ma alla fine del tunnel neoliberista quel che troviamo è la devastazione di ogni centimentro quadrato dell’esistenza planetaria. Ma la capacità di governo si e`dissolta. Solo la devastazione comanda. Nel frattempo è tornata la crisi alimentare che sembrava scongiurata, la guerra sta inghiottendo gran parte del continente euroasiatico, collassano interi sistemi ambientali, e alla fine il disastro finanziario provocato dalla speculazione sui mutui sembra un tunnel dal quale non si può più uscire. L’egemonia americana è in caduta libera e non basterà un nuovo presidente per invertire la tendenza. Alla catastrofe militare iraqena segue oggi la disfatta afghana, e all’orizzonte si profila la disintegrazione dello stato nazionale pakistano. Nel frattempo è iniziato il redde rationem energetico. Qualcuno dice che l’aumento del costo del petrolio è dovuto alla speculazione. Ma è solo per rassicurare gli occidentali sul loro futuro, la verità è che le risorse energetiche si stanno esaurendo e non c’è né la volontà né il tempo per convertire i sistemi di trasporto e di approvvigionamento. L’effetto di trent’anni di neoliberismo è con ogtni evidenza l’avvicinarsi dell’apocalisse, e i sedicenti grandi della terra appaiono decisamente piccoletti di fronte alla catastrofe che la loro imbecillità ha provocato.

La mattina del 30 giugno alle 11 alla united nations university di tokyo si è tenuta la conferenza stampa convocata dal forum antiG8 per presentare le iniziative di contestazione del summit G8. Molti giornalisti della carta stampata e della televisione. Ma la discussione è piuttosto striminzita. Il rappresentante di Amnesty international denuncia le intimidazioni che la polizia sta compiendo contro gli attivisti che arrivano all’aeroporto di Tokyo Narita.
Go Hyrasawa, il giovane organizzatore del Forum antiG8 saluta gli intervenuti e lancia la proposta di creare un dialogo costante fra gli attivisti
occidentali e gli attivisti giapponesi che finora sono rimasti un po’ esterni rispetto alle contestazioni antiglobaliste, poi si susseguono cinque
interventi di intellettuali e attivisti, due nordamericani, un coreano, un messicano e un italiano prendono la parola per recitare le prevedibili
ragioni della contestazione.
Ora cominceranno le conferenze tematiche, poi si partirà verso l’isola di Hokkaido, amata dai turisti giapponesi perché ci sono le stazioni sciistiche ed i centri termali. La polizia pattuglia massicciamente le strade di Tokyo, e mi dicono che Hokkaido è in stato di assedio militare. Tanto rumore per [quasi] nulla, perché il G8 è ormai un’istituzione rituale incapace di decidere qualcosa di efficace, e l’apocalisse che si prepara non ci sarà assedio militare che possa contenerla.

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