Il 28 aprile Liberazione ha dedicato la prima pagina a Domenico Lucano, la stessa foto è stata poi utilizzata per una campagna mediatica su facebook e altro per sostenere questo sindaco di Riace che si trova al centro di una pesante e violenta campagna intimidatoria [spari contro le strutture dell’associazione Città Futura, cani avvelenati, lettere pesanti].
Sarebbe lungo [e ormai superfluo dato che tutti i giornali ne hanno parlato lungamente], ricordare le grandi trasformazioni avvenute in questo piccolo borgo, dove gli immigrati sono stati vissuti come una risorsa. Così tanto da indirizzare la giunta regionale della Regione Calabria a presentare l’11 marzo scorso una legge sul «modello Riace» che diventa sistema per tutto il territorio, un provvedimento in materia di accoglienza dei richiedenti asilo, dei rifugiati, di sviluppo sociale economico e culturale delle comunità locali.Il primo maggio dunque si svolge una manifestazione in sostegno al sindaco di Riace voluta e promossa da Mario Congiusta, padre di Gianluca, il ragazzo ucciso a Siderno. Mario Congiusta si sta spendendo perché non si capacita che esista una Calabria così mafiosa, arretrata, incivile. In molti hanno risposto al suo appello e si sono presentati nella piazzetta con striscioni che riportavano «nessuno fermerà la primavera di Riace».
Tutto bene. Benissimo compreso il colpo di colore delle ginestre che accompagnano la storia di questo territorio. Tutto bene, se la storia non avesse anche un altro pesante e grottesco aspetto. In campagna elettorale si sa i toni si alzano. Domenico, sindaco che appartiene al partito che non c’è, quello di Peppino Impastato, più volte ha raccontato la sua storia amministrativa: «Abbiamo vinto per caso, perché la destra si era frazionata in più liste».
Dunque per questa tornata amministrativa logico che la «destra» pensi di unirsi per vincere. Molto meno logico che il «centro sinistra» si unisca alla destra e tutti insieme convergano in una sola lista per mandare a casa l’attuale sindaco. In pratica tutto l’arco costituzionale, da Alleanza nazionale a Rifondazione, passando per il Pd, Sinistra Libertà ecc ecc . In un affannarsi grottesco di situazioni e colpi di scena le segreterie dei partiti del «centro sinistra» si affannano con comunicati schierandosi con Domenico Lucano. Un comunicato non si nega a nessuno, tanto più su questioni di ‘ndrangheta, fenomeno letterario come dice Cetto la Qualunque.
Intanto gli accordi sul territorio vanno avanti. Ma cosa avrà mai fatto questo sindaco da far coalizzare tutti contro di lui. «Devono venire a dirlo – dice Tonino Perna – dove ha sbagliato Domenico sul piano amministrativo». Ha portato servizi al paese, lo ha riqualificato, ha lavorato giorno e notte per farlo conoscere al mondo, per vincere l’isolamento, lo spopolamento al quale questo piccolo borgo era inevitabilmente destinato come molti altri piccoli centri calabresi. Ha sbagliato nel non scegliersi un «padrino» ha sbagliato con il suo brutto carattere che non cede a mediazioni.
Certo c’è la questione del piano regolatore alla marina, e poi c’è che in molti hanno capito che gli immigrati possono diventare anche un «affare». Tutti tengono famiglia. Tutti tengono moglie. Tentare di strappare a Città Futura la gestione dei rifugiati politici non sarebbe male. Fatto sta che negli stessi giorni che Liberazione dedicava la prima pagina a Domenico Lucano, un suo tesserato [conosciuto come storicamente «di sinistra» e di rifondazione] partecipava alla costruzione della lista con Pdl. Che si fa? Si gira la testa dall’altra parte?






