Stesso format

Nell’epoca delle passioni tristi c’era da aspettarselo: alla lenta eppure inesorabile agonia delle sinistre politiche, si accompagnano diversi effetti collaterali. Uno di questi si chiama Beppe Grillo, uno che non esitava a scendere in piazza contro «la casta» ai tempi del govenro di centrosinistra ma che da mesi, da quando Silvio è tornato a palazzo Chigi, pare improvvisamente scomparso. Mentre si preparavano le leggi razziali della Lega e si inventava l’emergenza sicurezza, lui si impegnava in crociate generiche e qualunquiste. Come dimostra l’arringa del comico genovese di fronte alla commissione affari costituzionali del senato, evidentemente motivata dalla mediocre prestazione delle liste grilline alle elezioni locali, ci troviamo davanti a un fenomeno che oscilla dall’inutilità alla pericolosità, in quanto coivolge persone in buona fede e manipola l’attitudine a maneggiare, produrre e diffondere informazioni dei lavoratori postfordisti.. Da quanti anni Grillo sparge un mix inebriante eppure velenoso di notizie vere e false senza scalfire minimamente il consenso berlusconiano? Ciò accade perché non c’è solo un modo, quello del premier, di reinventarsi il populismo. Grillo gioca sullo stesso piano del Cavaliere. Il consenso di Berlusconi poggia su forme di vita precise: sul rancore, la solitudine, la frustrazione. Il discorso di Grillo prende atto di questi sentimenti, stuzzica le stesse corde del pressappochismo leghista o del barzellettismo berlusconiano. Non cerca di trasformarli in energia positiva, solidarietà, socialità, sana rabbia collettiva. Il format è uguale: l’astio di Grillo contro i rumeni ricorda da vicino quello di Cota o La Russa, cambiano soltanto i protagonisti. Nella propaganda di Beppe Grillo, persino nel’atto di cambiare il mondo, ognuno è libero di rimanersene nella triste eppure de-responsabilizzante solitudine della sua vita precaria. Ecco perché, se c’è un lato oscuro della società che cerca strade diverse da quelle della delega e che cerca di non pagare la crisi, quel fenomeno inquietante si chiama grillismo.

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