Blogger democratici e giovani membri dei social network. È partito da loro il No Berlusconi Day del prossimo 5 dicembre. Malessere e disincanto che la classe politica pensa di cavalcare [su Carta n. 43 in edicola]
Gli appuntamenti per volantinaggi, gazebo, riunioni sono fissati da un capo all’altro del paese sulle pagine di Facebook, mentre il sito noberlusconiday.org, che pure alcune informazioni le dà, sembra uno strumento superato. È nelle pagine del più famoso social network globale che si trovano le notizie utili sulla manifestazione del 5 dicembre No Berlusconi Day [Nbd] e anche per prendere le misure di questo fenomeno del tutto nuovo per l’Italia. Sono circa duecento i gruppi locali, soprattutto italiani ma nati anche in diverse città straniere, e sono almeno 300 mila le persone in collegamento fra loro per il Nbd. Da Barletta a Frosinone, da Torino a Caltanissetta a Pontedera, i gruppi non sono più solo virtuali, ma si sono trasferiti dal web nelle piazze reali.
È così che si moltiplicano le attività di promozione della manifestazione, con volontari aggregati sul web che distribuiscono i materiali informativi autoprodotti, raccontano le ragioni dell’iniziativa e ora cominciano a organizzare autobus e treni per portare più gente possibile a Roma. Anche navi e aerei, come dicono nel gruppo Nbd di Cagliari, che su Facebook conta oltre duemila aderenti. Il segno di riconoscimento è il colore viola, che «nello studio dei significati del colore rappresenta l’energia, la vitalità espressiva, e per diverse culture orientali è il colore dell’autoaffermazione».
E sia chiaro: «Il No Berlusconi Day nasce su Facebook il 9 ottobre 2009 per iniziativa di alcuni blogger democratici», subito dopo la bocciatura del lodo Alfano. Un avvertimento a chi pensa di «mettere il cappello» su questa mobilitazione tanto originale quanto fuori dagli schemi della politica e delle tradizionali forme di aggregazione e mobilitazione. I nomi dei primi promotori del Nbd sono sul sito, ma ormai ogni gruppo ha uno o più promotori e tanti «amici», che rifiutano qualsiasi strumentalizzazione da parte dei partiti. Della cui presenza, però, sembrano non preoccuparsi più di tanto. Proviamo a fare altrettanto e, ignorando per un momento le liti nel «condominio» del centrosinistra e le nefandezze del centrodestra, cerchiamo di sapere qualcosa di più dei ragazzi Nbd.
«Sono stati gli stessi rappresentanti dei partiti a smentire di essere gli organizzatori della manifestazione, né possiamo impedire che il 5 dicembre ciascuno arrivi con la propria identità e i propri simboli. Però dal palco non parlerà nessun politico e la disposizione nel corteo darà un segno chiaro», dice Emanuele, 33 anni, non esattamente un precario, piuttosto un «non strutturato » all’università, come si definisce. È uno degli organizzatori del gruppo Nbd di Roma ma, come altri, parla a titolo personale, perché tutto è di fatto «informale». Ed è uno dei vecchi, se così si può dire, perché la gran parte dei membri del Nbd sono giovanissimi.
«Più grandi di noi ce ne sono pochissimi, da quanto ho potuto verificare. Ed è stato uno choc, perché ci aspettavamo di trovare molti coetanei. Invece interagisco soprattutto con ragazzi tra i 18 e i 20 anni, che non hanno vissuto molti passaggi della nostra storia recente ma avvertono il disagio di vivere in un paese bloccato, lo avvertono emotivamente, ‘di pancia’, al di là delle categorie del precario, dello studente o altro. Credo sia questo uno dei punti essenziali da evidenziare». La partecipazione collettiva a questa «comunità» è soprattutto da parte di giovanissimi che si affacciano alla politica per la prima volta, con un disincanto che li rende estranei ai «teatrini» e anche al dibattito tra destra e sinistra. «Persino i fatti del G8 di Genova 2001 non hanno lo stesso impatto emotivo e lo stesso significato che, per esempio, hanno per la mia generazione. Quando è successo erano ancora piccoli e non l’hanno vissuto come noi trentenni – dice Emanuele, colpito dalla scoperta dei ‘più piccoli’ e della loro visione disincantata della politica – Riconoscono però in Berlusconi un’anomalia, si sentono ostacolati dalla sua presenza. Riconoscono per esempio di avere diritti di cittadinanza che, però, vedono negati ai loro ‘vicini’, come i migranti o i precari. E percepiscono tutto questo come un’ingiustizia. Secondo me, questa è una manifestazione più contro il berlusconismo che contro Berlusconi. Certo, il presidente del consiglio è il maggiore responsabile del blocco attuale, ma il disagio che provano questi giovani è verso un paese dove manca il senso di legalità, dove il più furbo vince, dove non c’è senso dello Stato. Non capiscono, per esempio, il processo breve: non sono giustizialisti né grillini, per dire, ma riconoscono che è assurdo che un presidente del consiglio tenga in ostaggio il paese per fare una legge per sé. Questa manifestazione – conclude Emanuele – credo sia un’occasione importante per tutti per vedere che c’è un paese, trasversale, che non ha nessun interesse a manifestarsi politicamente, ma che cerca disperatamente di uscire dal blocco morale, politico, economico in cui siamo caduti con Berlusconi e, soprattutto, con il berlusconismo».
«È la prima volta che si organizza una manifestazione che parte dal basso e usa il web come strumento di raccordo. Questa manifestazione l’hanno promossa dei blogger e dei gruppi su Facebook che, chi prima chi dopo, sono partiti dicendo che bisognava fare una manifestazione contro questo governo», dice Gianfranco, che invece potremmo definire un ‘veterano’ e che di queste cose se ne intende. È stato fra i promotori, nel 1993, dei comitati «Boicotta il biscione», nati appena prima dell’annuncio della «discesa in campo» di Berlusconi, poi si è impegnato nel movimento dei Girotondi e nelle manifestazioni «Ora basta»: tutte forme di auto-organizzazione che si realizzavano grazie a gruppi locali in collegamento fra loro. Gli strumenti erano ancora i fax, poi sono arrivati gli sms e le email.
«Oggi è esattamente il contrario, i gruppi sono innanzitutto extra territoriali, nel senso che il web permette i collegamenti, che sono fondamentali. Questi gruppi – dice Gianfranco – hanno sopperito alla mancanza dei partiti di opposizione, incapaci di raccogliere il malessere che c’è e la protesta che monta e che invece, grazie a internet, riesce a esprimersi. Questa è la scommessa vincente. Comunque vada il 5 dicembre, questa modalità sta funzionando, sovvertendo le tradizionali forme di mobilitazione e anche i rapporti con le organizzazioni, piccole e grandi». Tant’è che la stesura della «piattaforma» del Nbd è arrivata solo in un secondo momento, e nessuno ha pensato di invitare partiti, sindacati o altro tipo di organizzazioni e associazioni. Qualcuno se l’è presa, altri hanno cercato di cavalcare l’onda. «Ma noi non siamo contro i partiti o contro le bandiere, come era per esempio per i Girotondi – conferma Gianfranco – Abbiamo solo detto che nessuno di loro parlerà a piazza del Popolo, ma avranno spazio solo le testimonianze e persone ‘autorevoli’ ». Possono starci pure le bandiere del Pdl, si sente dire nelle riunioni, tanto sarebbe la manifestazione a fischiarle.
Insomma, dicono, è un’iniziativa contro Berlusconi e soprattutto il berlusconismo, che ha contagiato anche il centrosinistra. Soli distinguo netti: il rispetto della Costituzione e l’antifascismo, «ma non alla vecchia maniera».
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