In questi ultimi mesi, dopo l’estate, sono stati proposti appelli ed eventi che ci hanno chiesto un’interlocuzione diretta attorno ai temi e alle esperienze che noi contribuiamo ad animare e ad interpretare; questi ci sollecitano a prendere parola come realtà, persone e organizzazioni, che da
diversi anni stanno lavorando attivamente nei diversi territori alla costruzione di pratiche di economia solidale orientate alla promozione di modelli di economia e società alternativi al paradigma del capitalismo liberista.
La faticosa e quotidiana costruzione di reti, pratiche e modalità organizzative dal basso ci insegna la bellezza e la necessità di dedicare cura a tali processi, di valorizzarli e rappresentarli con modalità diverse dalle forme di rappresentanza tradizionale che da tempo hanno sterilizzato la partecipazione e la passione civica. Ci preme fare presente il patrimonio sociale, esperienziale, organizzativo, produttivo e relazionale maturato in questi anni nell’ambito delle reti e dei distretti di economia solidale italiana. Patrimonio in crescita, ricco di articolazioni e proposte, aperto al confronto e alla costruzione di un nuovo orizzonte sociale e politico.
Nei numerosi appelli e percorsi lanciati riconosciamo lo stimolo positivo e necessario ad aprire un confronto serio e più generale sul futuro della democrazia, della politica e del modello di convivenza civile nel nostro paese, per evitare che le singole esperienze locali o «settoriali» si chiudano in se stesse. Tuttavia riteniamo che questo confronto debba avvenire su basi paritarie, inclusive, orizzontali; e soprattutto che non possa prescindere dai territori e dai protagonisti che collettivamente stanno cercando di sperimentare la transizione verso altri modelli di economia e di società.
Territori che rappresentano non solo laboratori di buone pratiche [o mera testimonianza], ma contengono il desiderio e la direzione di un cambiamento, in molti casi sperimentandone concretamente la fattibilità e la bellezza. Luoghi di un’altra politica, laboratori territoriali di innovazione sociale ed economica, spazi di apprendimento in cui si alternano prassi ed elaborazione.
Sarebbe una risposta davvero inadeguata, a fronte di una domanda tanto intensa e capillare quanto ancora molteplice ed imprecisa, la reiterazione di meccanismi autorappresentativi, eterodiretti ed autoreferenziali, sganciati dai processi reali e territoriali. Proprio il nostro modo di lavorare in rete è per noi un cammino per ricostruire, su nuove basi, coesione sociale, rappresentanza, democrazia. E’ già esso stesso alternativa politica. E se la crisi in atto può diventare volano per un cambiamento necessario e desiderabile, noi opereremo tra i soggetti che possono animare questo cambiamento contribuendo, con altri, ad ampliarne la portata e unirne le forze, tracciando nuove esperienze di democrazia partecipativa e deliberativa.
Sostenere e amplificare nel tempo le relazioni ed i valori nell’ambito di questo variegato mondo costituisce la precondizione per favorire la creazione di una rappresentanza di interessi ed una proposta credibile per il cambiamento di regole, politiche e scenari. Un soggetto necessariamente plurale e reticolare, radicato nei territori, ma capace di una sintesi autorevole, efficace e riconoscibile, anche al livello più alto di aggregazione, dei temi dell’economia solidale [ma anche della ricerca, della documentazione, della formazione, della comunicazione].
Riconoscere il valore delle molte pratiche in atto implica dunque che la ricomposizione delle differenti istanze debba avvenire dai livelli più vicini, sviluppando reti locali capaci innanzitutto di potenziare i processi di elaborazione e sperimentazione di nuovi scenari. Sarà la progressiva connessione delle reti territoriali ad articolare [con molto lavoro di «tessitura»] quel livello di sintesi «nazionale» da molte parti evocato.
Nella certezza che si tratterà di un processo impegnativo ma solido e capace di uno slancio importante, perché radicato nella valorizzazione di pratiche «profonde», in cui molti riconoscono gli strumenti efficaci e attraenti [per quanto ancora parziali] di soddisfazione dei propri bisogni.
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