Finalmente

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Abbiamo aspettato sulla riva del fiume per sei anni. Ma non siamo stati inerti. Da subito dopo il G8 di Genova, inchiesta dopo inchiesta, abbiamo chiesto le dimissioni di Gianni De Gennaro e l’apertura di un esame collettivo, interno alle forze dell’ordine e nella società, che aiutasse a capire cosa è andato storto, tanto da ottenere quel risultato: Diaz, Bolzaneto, Piazza Alimonda, ma anche i processi di Cosenza, e prima ancora i pestaggi a Napoli e mille altri episodi di “malapolizia” tutt’altro che fisiologici o giustificabili con la teoria delle “mele marce”. Con sei anni di ritardo, i cosiddetti “grandi” giornali si sono lanciati, oggi, sulle spoglie dell’ex potente che finora avevano difeso in ogni occasione possibile, fedeli a un perverso patto di mutuo soccorso che ha impedito di arrivare prima, e con meno danni per la democrazia, alla soluzione ovvia: dimissioni del capo della polizia e commissione d’inchiesta parlamentare: quella che l’Unione aveva promesso nel suo programma elettorale e che ora chiede l’appello che pubblichiamo qui.

I sette anni di regno di Gianni De Gennaro, finiti nel modo peggiore per un “poliziotto di razza” [come scrive ancora oggi il Corriere della sera], non si spiegano con la teoria delle “due vite” su cui si arrampica Giuseppe D’Avanzo sulla Repubblica. Ci sono stati molti segnali, in questi anni, e ci sono molte, moltissime cose da chiarire, sui legami politici che hanno permesso a De Gennaro di promuovere impunemente tutti i [presunti, ancora] responsabili delle violenze genovesi; che hanno evitato che la gestione dell’ordine pubblico fosse sottoposta a una verifica pubblica; che hanno consentito altre e continue violazioni dei diritti umani, dal trattamento dei migranti nei Cpt alle indagini indiscriminate e alle espulsioni facili di presunti terroristi, poi riconosciuti innocentii; fino alla reazione muscolare a una lunga serie di lotte sociali e territoriali degli ultimi anni, dalla Valle di Susa occupata all’epoca di Venaus alla discarica di Serre che si voleva aprire a mano armata, dalle reazioni alle azioni delle reti dei precari a quelle alle occupazioni di case, ai continui rigurgiti di proibizionismo, cioè di caccia al “drogato”. Un delirio sulla sicurezza: smentito per altro, proprio in questi giorni, dai dati sulla criminalità in generale calante, a parte le mafie colluse con i poteri, nel nostro paese.

La responsabilità penale è di certo personale, e De Gennaro saprà come rispondere alle accuse che gli muovono i pm genovesi: quelle infamanti di aver orchestrato le false testimonianze dei funzionari di polizia su quel che accadde davvero alla Diaz e chi lo decise. Anche nel fare quel mestiere si deve avere un’etica: nel caso di De Gennaro avrebbe dovuto essere quella di tutelare l’onore della polizia di Stato, la sua trasparenza, la sua capacità di fare pulizia dentro se stessa, invece che sacrificarle a un interesse privato e a alleanze con questo o quel potere.
La responsabilità politica però è collettiva, istituzionale, sociale perfino, se i media fossero, come dovrebbero essere, uno degli anticorpi che impediscono che il potere, qualsiasi potere, degeneri in abuso. Questa responsabilità non cade in prescrizione.

Da qui dovrebbe partire ora più che mai la commissione d’inchiesta. Non una generica indagine sui “fatti di Genova”, ma una minuziosa ricostruzione di cosa, chi e perché nell’organizzazione e nella gestione dell’ordine pubblico ha prodotto il risultato disastroso di sei anni fa. Da qui, però, dovrebbe partire anche la possibilità di creare una “rottura” culturale dentro la stessa polizia. Al contrario di quelle che sembrano essere le indicazioni del Viminale e della maggioranza, quel che occorre non è un avvicendamento “naturale” da De Gennaro con il suo vice Antonio Manganelli. Ci vorrebbe, piuttosto, una scelta coraggiosa, che consenta di ricucire lo strappo creato sei anni fa tra la polizia e ampie porzioni della società italiana. Questa maggioranza non ci ha abituato a scelte coraggiose. E sul terreno delle politiche securitarie porta impresse scelte profondamente sbagliate, compiute nella seconda metà degli anni novanta. L’addio a De Gennaro dovrebbe essere un addio anche a tutto questo.

Tags assegnati a questo articolo: Genova, G8, polizia

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