“Nessuna firma ci ferma”, recita lo striscione dei manifestanti del Presidio Permanente contro il Dal Molin, srotolato davanti all’aeroporto che ieri sera è stato occupato pacificamente da centinaia di attivisti. Lo stesso aeroporto che, secondo i piani di Bush, Prodi e Berlusconi, dovrebbe diventare la base logistica più importante dell’esercito Usa oltreoceano. Una occupazione simbolica e spontanea, organizzata dal Presidio dopo aver saputo che, in occasione del Media Day è[l’incontro con la stampa organizzato dai comandi militari statunitensi a Vicenza per presentare il progetto Dal Molin] l’ambasciatore Ronald Spogli ha annunciato che il governo Prodi ha ufficializzato formalmente la consegna dell’area per l’inizio dei lavori. “Questo governo è proprio una vergogna, non hanno nemmeno il coraggio di dire che, già da un mese, era stato firmato l’accordo – dicono i rappresentanti del Presidio – mentendo addirittura alle deputate contrarie alla base, a cui il ministro Parisi, circa 10 giorni fa, aveva ribadito che non era stato firmato nulla. Adesso il portavoce del governo non è più Sircana, ma l’ambasciatore americano.”
Centinaia di persone si sono radunate ieri sera al Presidio, per discutere su come proseguire la lotta. “Se c’è una cosa chiara è che noi non ci fermeremo. Dovranno fare come in Sudamerica, Prodi dovrà mandare qui l’esercito contro i cittadini per cercare di costruire la base.” Non c’è rassegnazione tra i volti dei tantissimi cittadini accorsi al Presidio, alcuni addirittura con l’intera famiglia (bambini compresi). “Qui è in gioco il nostro futuro. I beni comuni, le risorse non riproducibili, il no alla guerra,una democrazia effettiva che non tratti i cittadini come sudditi. Per questo, dopo un anno, dopo aver scoperto l’ignobile gioco che, da destra a sinistra, si è svolto sulle nostre teste, non siamo assolutamente disposti a tornare indietro – ribadiscono con determinazione queste donne e uomini – e continueremo a mobilitarci per impedire questa vergogna, anche a costo di metterci con i nostri corpi davanti alle ruspe.”
Proprio oggi erano pronti ad andare a Padova, per replicare la contestazione a Romano Prodi, così come avvenne il 3 giugno a Trento. “Figurati se veniva – dicono dal Presidio, una volta saputo della rinuncia alla trasferta nella città del Santo del traballante premier – questo in Veneto non ci mette più piede, non ha nemmeno il coraggio delle proprie azioni. La questione del Dal Molin, per Prodi, sarà un vero e proprio calvario. E parte male, molto male, anche il commissario governativo Costa – aggiungono – che definisce la nostra una lotta contrassegnata dalla cosiddetta sindrome Nimby. Non ha capito proprio niente.” Adesso i vicentini torneranno nelle loro assemblee per discutere, confrontarsi, per stilare una tabella di marcia e definire una strategia comune. Quel che è certo, nessuno di loro sembra disposto a fare un passo indietro. Pacificamente ma in maniera determinata cercheranno di bloccare questo vero e proprio scempio, questa base di guerra che loro non vogliono. E al loro fianco ci saranno altre migliaia di uomini e donne di tutta Italia, che hanno già dato la loro disponibilità ad schierarsi assieme a loro per vincere questa battaglia. Non sarà certamente facile per Romano Prodi e il suo Governo che già in febbraio entrò in crisi proprio per la questione Dal Molin.
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