A che punto è il processo al Sud ribelle

Si è chiuso per la pausa estiva–giovedì scorso, 12 luglio, con la trentaduesima udienza–il processo ai 13 militanti del Sud ribelle.
Un processo che ha interessato poco la stampa nazionale ed anche quella regionale, salvo qualche trafiletto cronachistico. Eppure quello ai militanti del Sud ribelle è un processo che ha tutti i risvolti di un processo alla democrazia, alla libertà di manifestare, alla sospensione dei diritti, oltre che alla libertà di pensiero e di movimento rappresentate da un intera generazione.
Qui le accuse di “devastazione” sono generiche ed il perno di tutta l’accusa si basa esclusivamente su reati di opinione e di associazione. Pesa come un macigno sulle udienze processuali la morte di Carlo Giuliani che viene fuori ogni tanto dalla visione dei video-shock sul massacro e sulla “macelleria messicana” alla genovese.
Archiviato il ‘caso De Gennaro’ – che la corte non ha voluto ascoltare sulle giornate di Genova, come teste d’accusa, e definendo la sua testimonianza “sovrabbondante” – spuntano come funghi altre notizie collegate al procedimento penale contro il Sud ribelle.
Ricordiamo solo alcuni degli elementi e dei personaggi, ormai noti, assolutamente non trascurabili, per inquadrare il processo cosentino. Una voce, di quelle che in questi giorni risuonano dappertutto, è quella del dottor Spartaco Mortola, l’uomo che pronunciò la frase “oh ragazzi, le molotov non lasciatemele qui”, riferendosi alle famose molotov che costarono l’accusa di falso e la cui esistenza fu utilizzata come pretesto per il massacro alla Scuola Diaz.
Pensiamo, poi, ai verbali falsificati dagli agenti nella caserma di Bolzaneto, fatti firmare ai fermati stranieri, nei quali involontariamente, si rifiutavano di voler avvertire le proprie ambasciate e di chiamare un avvocato. Ai commenti degli operatori telefonici di pubblica sicurezza che rispondevano ai centralini nelle ore ‘calde’ con “siamo uno a zero per noi” o “gli zecconi maledetti”.
Sono voci che oramai risuonano dappertutto, ma che non possono essere ascoltate nelle aule del triste Tribunale di Cosenza. Prendono, intanto, corpo i primi risarcimenti per i pestaggi di strada, a Genova nel 2001, nei confronti dei manifestanti. Chi risarcirà? Lo stato. Lo stesso stato che si e’ costituito come parte civile nel processo di Cosenza, contro la ‘Rete meridionale del Sud Ribelle’, che solo nella fantasia dell’ex titolare dell’inchiesta Fiordalisi poteva essere il “regista della sovversione a Genova e Napoli”.
Ma sul Tribunale di Cosenza non mancano i veleni giornalistici. Alcuni ‘strani’ movimenti–a livelli alti e nascosti–sono descritti in vari articoli, sul quotidiano La Repubblica. A quanto pare, oltre che per magistrati, vip, politici, venivano confezionati dossier anche sui movimenti antiglobalizzazione in particolare nella preparazione del social forum di Firenze. Gli arresti e l’operazione ‘Sud Ribelle’ doveva partire proprio a ridosso del social forum. Ma poi qualcuno consigliò di spostare gli arresti a qualche settimana dopo. Ma le questioni che più odorano di marcio, sono i diversi articoli pubblicati in questi giorni, dal quotidiano locale La Provincia Cosentina, su due vicende che vedono coinvolti diversi soggetti che gravitano attorno all’inchiesta ‘Sud Ribelle’.
L’ex procuratore capo di Cosenza Alfredo Serafini, all’epoca degli arresti, dopo le mobilitazioni di massa, dichiarò “mi sento isolato”: in questi giorni invece sui giornali dice “ho rifiutato quel lingotto d’oro”; il riferimento è a legami con la malavita locale.
Invece, il dirigente della Digos di Cosenza Alfredo Cantafora, pare fungere da “polizia privata” dei Ds locali; questo ruolo emerge da un’interrogazione parlamentare sulle ultime elezioni amministrative della città. La Digos cosentina in tutto il procedimento è centrale, perché fa partire proprio da uno strano attentato, avvenuto a Roma ad opera di un fantomatico gruppo terroristico, detto Nipr, l’inchiesta sul Sud ribelle. Questi fantomatici attentatori mandano un volantino alla Zanussi di Rende. Uno pensa ad una fabbrica con operai, ed invece non è altro che un deposito di ricambi della Zanussi con un solo impiegato tuttofare che trova nella casella della posta il “magico volantino“.
Da qui le prime intercettazioni a militanti storici e non dell’antagonismo calabrese. Intercettazioni che non hanno fatto altro che registrare opinioni, discussioni, convocazioni di riunioni pubbliche. Per capire il perché si sia deciso da parte dello stato l’attacco al movimento meridionale del Sud Ribelle bisogna capire cosa è successo immediatamente prima gli arresti del 15 novembre del 2002. Il territorio meridionale per la prima volta dopo decenni di silenzio è attraversato da una serie di lotte dure ed autonome. Dai disoccupati di Napoli, agli operai di piccole fabbriche in chiusura, all’occupazione di strade e ferrovie, è un fiorire di lotte, dove il controllo tradizionale dei partiti e delle istituzioni è completamente sfuggito di mano.
La prova del fuoco è il Global forum di Napoli a maggio del 2001. Il movimento riesce a portare in piazza, per la prima volta cinquantamila persone provenienti da tutti i territori meridionali. Comitati contro le discariche e gli inceneritori, comitati di base sindacali, comitati di lotta di fabbriche, studenti, immigrati, per la prima volta sono insieme a Napoli per protestare contro la vergogna rappresentata dai capi di stato riuniti e barricati in piazza Plebiscito, nel Palazzo Reale che fu dei Borboni. Una manifestazione assolutamente pacifica viene attaccata da tutti i lati in piazza Municipio, come una moderna Little Big Horn, dai reparti speciali di polizia, carabinieri e finanza. E’ una mattanza. Centinaia di compagni e compagne vengono massacrati e trasportati in caserme dove vengono torturati. E’ la prova su Genova. Il ministro ulivista è Enzo Bianco che se ne sta seduto comodamente in un ristorante napoletano mentre la polizia si sbizzarrisce fra i vicoli di Napoli alla ricerca di sovversivi. Ma il movimento non si ferma. L’esperienza di Napoli impone livelli di coordinamento organizzativo e soprattutto impone una piattaforma sulle istanze che provengono dal sud.
Nasce il Sud ribelle. Per la prima volta a Cosenza si riuniscono gruppi, comitati, sindacati, associazioni, centri sociali, per andare insieme a Genova e portare insieme quella che è la realtà e la specificità del sud. In preparazione a Genova, il sud ribelle mette in atto una serie di iniziative che pongono le problematiche del sud. La militarizzazione, la Nato, la mafia di stato, la devastazione ambientale del territorio, le scorie nucleari a Policoro, le prime sperimentazioni di OGM su territori da sempre dediti all’agricoltura tradizionale. A giugno 2001 si manifesta a Policoro contro il deposito di scorie nucleari e contro le sperimentazioni ogm sulle melanzane. A luglio si occupano le agenzie di lavoro a Napoli, Taranto, Cosenza, Palermo. Il movimento cresce e diventa sempre di più presente all’interno delle lotte. A Genova per la prima volta si arriva uniti ed organizzati. Ed a Genova scatta la seconda repressione dello stato e dei suoi sbirri sul movimento. Al posto di Bianco alla cabina di comando ci sono Scaloja e Fini. Il ritorno da Genova rappresenta l’avvio di una serie di nuove iniziative sul territorio meridionale. La presenza nelle lotte è sempre più significativa e soprattutto organizzata. Lo stato non può più stare fermo di fronte alla crescita evidente del movimento e dà mandato ai Ros di organizzare gli arresti. La loro vita viene scandagliata fin nei piccoli particolari.
Cominciano una serie di pedinamenti, intercettazioni, servizi fotografici, sull’attività di cento militanti del sud e si raccolgono alcuni faldoni provenienti da altre procure. Il pedinamento è continuo fino alla decisione insieme alla Procura di Cosenza che ha sposato in pieno le “prove” portate da Ros e Digos, dell’arresto di 18 attivisti. Cosa che avviene nella notte del 15 novembre 2002. Il Sud ribelle secondo gli investigatori è un enorme associazione sovversiva all’interno della quale agisce un gruppo ristretto di sovversivi con intenti terroristici. I 18 attivisti, considerati elementi pericolosissimi, vengono portati in carceri speciali e qui restano per 20 giorni fino a quando il tribunale del riesame di Catanzaro non ne decide la scarcerazione. Gli attivisti del sud ribelle vengono accusati di reati pesantissimi che vanno dalla Cospirazione politica mediante associazione al fine di : Turbare l’esercizio delle funzioni del governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001; Effettuare propaganda sovversiva Creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato. Associazione per delinquere / Associazione sovversiva / Attentato contro organi costituzionali a Genova / Attentato contro organi costituzionali a Napoli/ Porto di oggetti atti ad offendere / Resistenza a pubblici ufficiali / Turbativa violenta del possesso di cose immobili / Propaganda sovversiva.

Queste le tappe del processo al Sud ribelle:
–15 Novembre 2002: 18 attivisti del movimento meridionale sono tratti in arresto per vari reati associativi (associazione sovversiva, cospirazione politica, attentato agli organi costituzionali dello stato).
–23 Novembre 2002: Cinquantamila persone scendono in piazza a Cosenza per chiedere la liberazione immediata di tutte e tutti gli arrestati.
–Dicembre 2002: Il Tribunale della libertà di Catanzaro produce una sentenza che, oltre a rimettere in libertà tutti gli arrestati, demolisce dalle fondamenta l’impianto accusatorio del provvedimento. “Esprimere il dissenso non è reato” è il messaggio cardine delle motivazioni di quella sentenza.
–Maggio 2003: Nonostante la richiesta dello stesso procuratore generale di rigettare il ricorso presentato dal Pm titolare dell’indagine, la Cassazione annulla la sentenza del Tdl di Catanzaro per esclusivi vizi di forma, mentre i contenuti della sentenza contestata non sono minimamente messi in discussione.
–Luglio 2003: Il Pm Fiordalisi presenta una “memoria” in cui ribadisce la volontà di arrestare nuovamente tutti e 20 gli indagati, ed estende all’intero movimento le accuse già formulate contro il Sud Ribelle. Fiordalisi chiede di depositare decine di migliaia di pagine contenenti “nuove” prove: si tratta essenzialmente di altre intercettazioni telefoniche riciclate (e molte di queste palesemente manomesse dalla digos di Cosenza) da altre procure che le avevano dichiarate inutili e insignificanti, ma per Fiordalisi sono una conferma: le contestazioni al G8 di Genova erano un attacco al governo Berlusconi. Secondo lui, gli indagati volevano "turbare l’esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito dello Stato, sovvertire la globalizzazione economica”.
–Novembre 2003: Nuova sentenza del tribunale della libertà di Catanzaro. A carico di cinque su diciotto già scarcerati, rimangono i gravi indizi di colpevolezza. A tre di loro viene addirittura imposto l’obbligo di firma (Caruso, Cirillo, Santagata); per tutti gli altri cade ogni contestazione.
–Aprile 2004: Richiesta di rinvio a giudizio per tredici degli indagati, due dei quali completamente estranei fino a quel momento a tutta la vicenda giudiziaria (Luca Casarini e Alfonso De Vito). Le posizioni di altri 41 indagati vengono archiviate. Solo per 11 dei 18 arrestati nel novembre 2002, è stata presentata richiesta di rinvio a giudizio; cinque di quelli che finirono nelle carceri speciali vedono cadere ogni contestazione a proprio carico. Fiordalisi aggiunge il reato di “associazione a delinquere”. Quindi, non solo sovversivi e cospiratori, ma anche delinquenti.
–Maggio 2004: Prima udienza preliminare. I legali si oppongono alla costituzione di parte civile presentata dalla presidenza del consiglio e dai ministeri dell’interno e della difesa, che è stata però accolta. Il governo chiede cinque milioni di euro di risarcimento per i danni non patrimoniali, cioè d’immagine, subiti in occasione dei vertici di Napoli e di Genova. Ma il Gup respinge questa e tutte le altre eccezioni della difesa, e prim’ancora fissa il calendario del dibattimento, stralciando la perizia sulle intercettazioni (che sono il cuore del “teorema Fiordalisi”). Gli imputati, dinanzi a questo atteggiamento del Gup, che mostra già di aver deciso l’esito dell’udienza, chiedono la ricusazione del magistrato.
–Giugno 2004: La corte di appello rigetta la ricusazione del Gup fatta dagli imputati e ristabilisce il collegio. Gli imputati che hanno firmato la richiesta di ricusazione vengono anche multati di 1500 euro ciascuno.
–Giugno 2004: La Corte di cassazione rigetta il ricorso presentato da Caruso e Santagata contro l’obbligo di firma che li costringe ormai da nove mesi a firmare in caserma. Oltre al rigetto, i due imputati sono condannati ad una multa di 500 euro ciascuno.
–Luglio 2004: A Roma nasce l’Osservatorio parlamentare sul diritto al dissenso: seguirà il processo di Cosenza. I firmatari sono 12 deputati e due senatori. Il Gup rinvia a giudizio 13 indagati. Le pene previste per i reati contestati, vanno da 12 a 15 anni di carcere.
–Agosto 2004: La Cassazione respinge i ricorsi sulla presunta incompetenza territoriale del tribunale di Cosenza. La Procura presenta una “integrazione d’indagine”. I mezzi di informazione locali annunciano che tra i testi d’accusa il Pm Fiordalisi ha inserito il capo della polizia De Gennaro.
–2 Dicembre 2004: Inizio del processo

Il 24 settembre prossimo il processo arriverà alla sua 33ma udienza.

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia