Il senso del 20 ottobre

Ai primi di agosto abbiamo rivolto un appello al popolo della sinistra, chiedendogli di far sentire la propria voce, di riprendere l’iniziativa, scendere in piazza, spingere il governo a cambiare rotta, essere più fedele al programma per cui è stato eletto, a rispettare i valori e i principi essenziali della sinistra e del pensiero democratico, a introdurre correzioni significative nella sua azione. Cioè combattere il sistema della precarietà (del lavoro e della vita) e chi vorrebbe che questo sistema diventasse l’unico nostro futuro. Insomma, abbiamo chiesto uno scatto di partecipazione al popolo della sinistra, ai movimenti sociali, ai cittadini, in modo che sia possibile ricostruire una speranza.

Oggi rilanciamo questo appello, ribadiamo la data del 20 ottobre per la manifestazione, diamo appuntamento a tutti a piazza della Repubblica, a Roma. Sarà una giornata che–al di là delle letture distorte fioccate nel mese d’agosto–vuole ridare la possibilità alle persone in carne e ossa che non sono rassegnate all’esistente di far sentire la loro voce, intervenire nelle battaglie e nei conflitti, organizzarsi come soggetti attivi, poter chiedere a chi comanda scelte qualificanti, indicare quali, partecipare a costruire un progetto di società e di «agire pubblico» diversi, non basati più sulla legge feroce del mercato, capaci di far diventare l’idea di solidarietà una struttura della convivenza civile tra le donne e gli uomini.
Noi torniamo a porre le sette grandi questioni che abbiamo elencato ad agosto, e chiediamo a tutti (forze politiche e sociali, associazioni e movimenti) di unirsi a noi in questa manifestazione, con le proprie idee, le proprie proposte, le proprie istanze, le proprie caratteristiche. I promotori del 20 ottobre sono molto diversi tra loro, ma considerano le diversità un valore. Non chiediamo a nessuno di aderire alla manifestazione rinunciando a quel che pensa e alle battaglie che più gli stanno a cuore. Crediamo però che il 20 ottobre il popolo della sinistra possa riunire in un solo corteo le sue tante anime–diverse ma amiche–e dare una scossa molto forte alla società italiana e alla politica.

Nell’appello di agosto elencammo alcune grandi questioni (con le loro relative concrete ricadute politiche) che confermiamo come centrali per qualunque pratica che si voglia dire di sinistra e sulle quali chiediamo una svolta rispetto alle politiche degli ultimi mesi. Il lavoro, la questione sociale, i diritti di tutti (che devono precedere gli interessi di alcuni), la questione di genere, il disarmo e la pace, l’ambiente e la difesa del territorio e dei beni comuni, la legalità (quando diciamo legalità pensiamo alla lotta alla mafia e non ai lavavetri). Su queste grandi questioni vogliamo promuovere un grande confronto nel paese nei quaranta giorni che precedono l’appuntamento del 20 ottobre, senza pregiudizi, discriminazioni e paletti. Mettendo in comunicazione le grandi anime della sinistra: quella operaia e sindacale, quella ambientalista, quella femminista, quella pacifista, quella gay e tutte le altre. Su alcune di queste questioni parteciperemo ad altre iniziative pubbliche e di massa molto importanti, come–il 7 ottobre–la marcia della pace da Perugi ad Assisi.

Il 20 non ci sarà un solo corteo ma una manifestazione di manifestazioni.

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, politica

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