Abbiamo altri programmi

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Viviamo tempi un po’ strani. In televisione non si vede che la faccia di Veltroni: sarà che la nascita del Partito democratico dovrebbe essere il compimento della “rivoluzione” cominciata con Tangentopoli, quindici anni fa circa. Non abbiamo meno corruzione e minore occupazione del potere da parte di lobby e gruppi che si presentano come “politici”, in compenso tutto tende a diventare berlusconi: il leader come misura di tutte le cose, la “modernizzazione” [o “sviluppo” come religione, i grandi affari [finanziati dal pubblico a beneficio del privato] come sostanza. E i partiti sono pressoché scomparsi dalla società. Infatti la gente non li ama [eufemismo] e gli ultimi brividi di “appartenenza” a una cultura, a un progetto di società, a un sogno, si stanno spegnendo nella gara a chi vuol mettere in galera i lavavetri e chi fa pascolare maiali dove si dovrebbero costruire moschee [ma Calderoli non è solo: sentito il conduttore di “Radio Anch’io” dire che “un dato preoccupante è la nascita di tante moschee”. Infatti Beppe Grillo li manda tutti affanculo, i partiti, e riscuote un applauso oceanico [che non è un bell’aggettivo, ma di questo stiamo discutendo con molti nostri lettori su questo sito e ne discuteremo sul prossimo settimanale]. Poi arriva Pecoraro Scanio a dire che sì, in effetti, la crisi climatica è una cosa seria, anzi drammatica, e Bersani [e Prodi e l’Enel] gli rispondono: giusto, abbiamo bisogno di più rigassificatori [fonte fossile, produce meno Co2 del petrolio, ma forse dovremmo guardare con più allarme ai ghiacciai che si sciolgono], di più “carbone pulito” [ossimoro] e di più “nucleare di quarta generazione” [che nessuno sa cos’è, ma suona bene, finché non si tratta di decidere dove mettere le scorie].

Bene, questo è grosso modo il panorama. Quello che si vede, cioè. Noi, qui, che abbiamo una sede tutta nuova [un cantiere poco sociale e molto edilizio a mezza cottura, fin qui, ma siamo contenti], tenderemmo a essere ottimisti, contro ogni evidenza. Anche se la manifestazione che abbiamo controfirmato, l’appello delle quindici persone che l’ha lanciata, siccome sembra “dei partiti” [come raccontano tutti i giornali] arriva in giro, nei posti dove la gente fa cose poco “politiche” e moltissimo politiche, molto lentamente. Come fosse un oggetto da studiare bene, prima di prenderlo in mano. E’ giusto. Chi si fida più, ormai? Ma d’altra parte, quali altre possibilità abbiamo di far notare che non esistono solo i maiali, Veltroni, Grillo e l’energia fossile?

Certo, quando la prima ruspa metterà i cingoli sull’area del Dal Molin, o quando un qualche progetto di Tav valsusina sarà più o meno approvato [dal governo], o ancora quando si cercherà di piazzare una centrale o un inceneritore, o quando Vodafone butta fuori da un giorno all’altro “esternalizza”, si dice, cioè precarizza] il dieci per cento dei suoi novemila dipendenti, dato che la telefonia mobile è una miniera d’oro, questo paese ha la più alta percentuale di telefonini [di Smart, di Suv e di seconde case] del pianeta, ma i profitti, si sa, sono un animale che deve crescere sempre, altrimenti lo “sviluppo” si ferma, quando accadono queste e molte altre cose di genere liberista-economico-affarista, la gente reagisce. Più e meglio di quanto chiunque si aspetti, ogni volta. S’inventa–letteralmente–nuovi modi di far politica, una nuova democrazia, e insomma quelle cose di cui parliamo ostinatamente, noi, qui, nella nuova sede di Carta.

Viviamo tempi strani. L’obbedienza, come diceva quel prete irregolare citato l’altra sera da un altro prete irregolare in un’assemblea di vicentini, non è più una virtù. Ma nemmeno la virtù è più una virtù. I seri, modesti, amichevoli, arrabbiati cittadini non hanno cittadinanza, nel paese ufficiale. Non esistono. Sono caso mai “nimby”, oppure graziosi animaletti che adorano un Santo chiamato Precario, vecchie pellacce di operai [quelli della Fiom in particolare] incapaci di comprendere la modernità “flessibile”, criminali rumeni che brandiscono spugne dotate di manico contro i bravi cittadini [con la Smart e il Suv, e sono sempre al telefono]. Non hanno neanche il diritto di riconoscersi tra loro come facce differenti di un’unica condizione, quella di vittime di un progresso che regredisce, di riforme che hanno rubato il nome ad antenate molto più serie, di partiti che cercano di travestirsi da società civile e fra un po’ faranno a gara nel mandare se stessi affanculo.

Ecco, noi poveracci–il manifesto, Liberazione, Carta, giornali che in confronto al Corriere della Sera sembrano dei lavavetri dell’informazione, più alcune persone stimate e perbene–abbiamo detto al governo, e soprattutto a noi stessi, ai movimenti cittadini, ai sindacati onesti e alle reti sociali: “Abbiamo altri programmi”. Si potrebbe farlo vedere a tutti, quel 20 di ottobre.

Tags assegnati a questo articolo: politica, democrazia, informazione

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