Con chi e come vince Veltroni

Dovunque, un successo «oltre ogni previsione» per Walter Veltroni. Il Partito democratico ha ora un capo.
Con il nuovo segretario, hanno vinto dovunque le liste con il nome del sindaco, il che significa che i dirigenti di Ds e Margherita schierati con Veltroni si apprestano a formare la stragrande maggioranza della platea dell’assemblea costituente del Partito democratico. Da qui a parlare di una «rivoluzione d’ottobre», come ha fatto con comprensibile sollievo l’Unità di oggi, però ce ne corre. Ha scritto il direttore Antonio Padellaro, nel suo editoriale, che «si temeva un voto frutto della fusione fredda degli apparati di partito, privo quindi di un effettivo consenso di base, e invece il Pd una base ce l’ha ed è la più vasta e popolare che si potesse sperare». Sarebbe giusto aprire un dibattito su cosa sia la base di un partito. Intanto, in attesa della conferenza stampa che già questa sera darà i risultati definitivi delle consultazioni, si possono guardare alcuni risultati e alcuni commenti.
Prendiamo l’Emilia Romagna, regione nella quale si è toccato il numero record di oltre 420 mila partecipanti al voto. A Bologna hanno votato 106.824 cittadini e Veltroni avrebbe superato l’82 per cento delle preferenze. Sergio Cofferati ha commentato così: «Il livello della partecipazione, che è stata enorme, era ciò che contava per rafforzare gli esecutivi»: dove per esecutivi, al plurale, si intende anche quello della città di Bologna, a dimostrare la vera preoccupazione del sindaco sceriffo, che solo pochi giorni fa ha perso pezzi consistenti della sua maggioranza.

In Campania la situazione poi è confusa. Veltroni ha vinto anche lì, con oltre il 70 per cento in tutte e cinque le province. Però la corsa per la segreteria regionale resta aperta e si profila perfino un ballottaggio: a contendersi la poltrona ci sono Tino Iannuzzi [salernitano, deputato dell’Ulivo di 47 anni, appoggiato insieme da Bassolino, da De Mita, dal ministro Nicolais] e Salvatore Piccolo [anch’egli della Margherita ma appoggiato dagli avversari di Bassolino, come il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca]. Gli altri in corsa erano Sandro De Franciscis [presidente della provincia di Caserta] e l’unico extra-Veltroni, il presidente della facoltà di Lettere dell’Università Federico II, Eugenio Mozzarella: non si sa bene come siano andati. Unica certezza, l’affluenza di oltre 300 mila elettori, di cui 170 mila solo a Napoli: a dimostrare, anche qui, che il Partito democratico e neanche SuperVeltroni a volte bastano a risolvere le guerre fratricide che devastano i partiti.
Nella rossa Toscana i dati definitivi dicono che Veltroni raccoglie l’82,2 per cento dei consensi: Bindi, che pure contava molto sul suo solito collegio elettorale, si è fermata all’11,3 per cento. Hanno votato in 327 mila. In Calabria invece Rosy Bindi è andata benissimo, non si capisce bene perché [a parte il fatto che la sua lista era appoggiata dal presidente Agazio Loiero]: 38 per cento delle preferenze.

Piccolo colpo di scena in Piemonte, dove il candidato alla segreteria regionale Gianfranco Morgando, sostenuto dalla lista «A sinistra per Veltroni» è in vantaggio a sorpresa su Gianluca Susta [rutelliano] in cinque degli otto collegi di Torino città. Susta era sostenuto dal sindaco Sergio Chiamparino. A Torino e provincia sono state 85 mila le persone che si sono recate alle urne: 45 mila in città e 40 mila nella provincia. Chiamparino ha commentato in maniera molto poco diplomatica: «Con la vittoria di Morgando prevalgono le logiche dei vecchi partiti».
Come ieri, altri commenti e numeri si sapranno nel corso della serata attraverso la televisione e internet. La 7 si appresta a proporre l’ultima puntata di «Cantiere democratico», con la diretta della prima conferenza stampa di Veltroni da segretario. In studio con Antonello Piroso, a commentare l’evento storico della nascita del Pd, ci saranno anche Maria Giovanna Maglie [direttamente dallo studio dell’Isola dei famosi] e Adriano Panata [quello della Coppa Davis].

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