L'orrido spot di Amato

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Il ddl sulla sicurezza del ministro Amato è la definitiva acquisizione di una cultura di destra, che propone una società normalizzata e città escludenti. E’ meglio prendersela con i più deboli che non mettere in discussione un modello economico che produce incertezza nel futuro, precarietà di vita, assenza di lavoro. Ci cono parti di questo ddl veramente incredibili: chi vende una borsetta taroccata può rischiare fino a quattro anni di carcere, una pena superiore a chi fa un falso in bilancio; e l’annullamento della patria potestà per i genitori che usano i minori per l’accattonaggio, vuol dire che avremo migliaia di famiglie rom spezzettate, con i padri in galera e i figli in comunità o case-famiglia. C’è poi la questione dei poteri ai sindaci, che possono intervenire discrezionalmente, ovunque determinino che c’è un «danno al decoro urbano». Il decoro delle nostre città è messo in discussione dal fatto che in qualche strada ci siano le prostitute o magari i writers, oppure dall’assenza di servizi, da un traffico caotico, dal mancato rispetto delle norme di tutela ambientale?
In buona parte il ddl credo sia solo uno spot elettorale, perché dovessero mai applicarlo scoppierebbero i tribunali e si bloccherebbe la giustizia. Ma è inaccettabile soprattutto dal punto di vista della cultura che propone, dà il via libera agli atteggiamenti xenofobi, razzisti, discriminanti, repressivi. La percezione di insicurezza dei cittadini va tenuta in conto, ma va riportata in un ambito di confronto, di presa in carico dei problemi, di potenziamento delle politiche di welfare, ricostruendo un quadro di verità sui fenomeni sociali che oggi sono mistificati dalla politica e dai mass media. Come direbbe Don Ciotti: «Solo città più giuste sono città sicure».

Tags assegnati a questo articolo: partecipazione, sicurezza

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