«I no alla Tav, i No alle infrastrutture, i No ai rigassificatori, i No a nuove centrali, i No ai termolizz…termoviz…termovalorizzatori…» E’ troppo. Troppo anche per il presidente delfino di Fiat e Confindustria. Non gli riesce al primo colpo lo slogan con cui i guru della comunicazione han sostituito il più corretto, ma meno «catodico» inceneritore. S’impappina nel mezzo del suo attacco, s’aggiusta la dizione aiutandosi col palmo di una mano di fresca manicure, poi si riprende in un crescendo che porterà l’auditorium del Lingotto [profitti privati e perdite pubbliche anche nel riuso delle mura, come da tradizione] a esplodere in un applauso corale, acusticamente ineccepibile [legno di ciliegio voluto da Renzo Piano]: «i No allo sviluppo, le ideologìe veteromarxiste che non esistevano nemmeno a Cuba negli anni ’60, il vedere le imprese e gli imprenditori come nemici, sono patrimonio – fortunatamente – di una minoranza esigua che oggi non ha neppure rappresentanza in parlamento».
Poi parte l’affondo al sindacato, l’abbraccio [particolarmente mortale nella città della Thyssen] alle maestranze nei secoli fedeli…Ha voluto omaggiarci così il presidenteuscente. Un inchino all’ex nemico [!] Berlusconi e un assist alla Marcegaglia. Tutti i riflettori su di lui. Uno che ha sempre brillato di luce riflessa, dall’Avvocato, a Enzoferrari, fino a Marchionne. Ma Qualcuno giù in platea ha sussurrato che è un discorso politico da futuro leader, lascia cadere con deferenza il cronista del Tg Piemunt…Ed infatti il giorno dopo sarà la Lega e Calderoli a indignarsi sulla stampa. Bertinotti non voleva mancare proprio adesso di rispetto, quanto a Veltroni ha già preso diligentemente nota.
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