«Il mio pensiero ora va solo ai caduti e alle stragi di questi anni per mano dei Casalesi. In realtà questa condanna in appello è solo l’inizio e non bisogna credere che sia la fine, perché c’è il secondo troncone del processo che deve essere ancora discusso. Quindi è solo l’inizio, questa e’ una vittoria dello Stato e l’inizio di una battaglia». Questo il commento dello scrittore Roberto Saviano nell’aula bunker di Napoli di Poggio Reale alla lettura della sentenza in appello del processo Spartacus – il più importante dibattimento contro la camorra dai tempi della Nco [Nuova camorra organizzata] di Raffaele Cutolo – che ha confermato i 16 ergastoli inflitti in primo grado per Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Antonio Iovine, i capi del clan dei casalesi, i primi due già detenuti e gli altri due latitanti. Saviano ha definito «importante» la presenza dei media anche internazionali nell’aula bunker sottolineando come «questo non è un processo al Sud», quanto piuttosto l’«apertura verso un mondo imprenditorale potentissimo».
Raimondo Romeres, presidente della prima sezione della Corte d’Assise di appello di Napoli, appena conclusa la lettura della sentenza, si è rivolto ai giornalisti dicendo: «E’ un processo come un’altro, solo un po’ più complesso».
Spartacus non finisce con la sentenza di oggi dal momento che un’altra novantina di imputati di reati associativi [non delitti di sangue] attendono la sentenza di secondo grado. Atti però non stati ancora iscritti al ruolo, questo potrebbe comportare un altissimo rischio di prescrizione.
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