L'inchiesta sulla morte di Nugnes fa tremare la politica campana

La morte dell'ex assessore comunale di Pianura [Napoli], Giorgio Nugnes, potrebbe nascondere una «tangentopoli» napoletana. Il Comune e i vertici della procura smentiscono e il presidente Giorgio Napolitano prende le distanze dalla classe politica campana.

Fa tremare la politica campana l’inchiesta che potrebbe far emergere una tangentopoli napoletana.
Per ora si tratta solo di voci, puntualmente smentite sia dal comune di Napoli che dai vertici della Procura, alimentate dalle circostanze in cui si sarebbe suicidato l’ex assessore comunale Giorgio Nugnes, dimessosi a ottobre dopo essere stato coinvolto nello scandalo sui rifiuti e le proteste degli ultrà contro la discarica di Pianura, quartiere di cui era originario e dove ieri si sono svolti i funerali alla presenza di tanta gente comune, oltre che di politici.

Eppure Nugnes che si diceva perseguitato dai giudici, si sentiva anche abbandonato dai colleghi di partito. Sospeso dal Pd, era rimasto solo. L’inchiesta in cui era stato coinvolto assieme ad altre 34 persone gli aveva anche tagliato le gambe nella corsa alla Regione. E nei giorni scorsi, temeva di essere coinvolto in una nuova inchiesta legata ad mega appalto per la manutenzione di strade e palazzi. Quello della Global Service, per intenderci. Nell’affaire sarebbero coinvolti altri venti esponenti politici napoletani, ma finora non è arrivato a destinazione nessun avviso di garanzia. L’ipotesi del suo coinvolgimento gli sarebbe stata paventata al telefono, ancora da chi non si sa, e dopo la conversazione – dicono alcuni testimoni – sarebbe impallidito. Inevitabile la polemica su un’eventuale fuga di notizie dalla Procura. Secondo prime indiscrezioni sembrava anche che fosse stato individuato il nome della talpa, ma tutto resta ancora avvolto nel mistero.

Ma al Comune di Napoli, il sindaco Iervolino tenta di fare chiarezza su quello che pubblicamente ha malamente apostrofato come un «segreto istruttorio diventato ormai il segreto di Pulcinella». Presa dai turchi, sembra che abbia chiamato a sé i suoi per chiedere se qualcuno era stato convocato in Procura e al no secco degli assessori non avrebbe tirato un sospiro di sollievo. Secondo i soliti bene informati il confronto, che nelle intenzioni doveva essere franco e diretto, non avrebbe tranquillizzato il sindaco e ed ex ministro dell’Interno.
C’è clima di grande preoccupazione, anche se ufficialmente non c’è ancora nulla. Niente di concreto, insomma, oltre il gran vociare di questa presunta maxi-inchiesta che si starebbe per abbattere su Palazzo San Giacomo. Timore che, resta da dimostrare quanto e perché fondato, avrebbe spinto Giorgio Nugnes al suicidio.

Nel frattempo Iervolino guarda avanti. Il suo mandato scade nel 2011 e annuncia un’accelerata al rimpasto, smentendo le voci di sue possibili dimissioni. Il sindaco sa di dover riorganizzare la squadra di governo, e sostituire Nugnes – che si era già dimesso – ed Enrico Cardillo, ormai ex assessore al Bilancio.
Il clima è teso e certo le dichiarazioni sulla classe dirigente del meridione del presidente della Repubblica, in visita a Napoli, fanno riflettere. Napolitano prende le distanze dalla classe politica campana, fa sapere di non gradire la presenza di Bassolino agli incontri ufficiali e non risparmia bordate alla incapacità di approfittare dei fondi europei per promuovere lo sviluppo della Campania e del Sud.
«Bisogna reagire all’impoverimento culturale e morale della politica che è sotto gli occhi di tutti», dice spiegando il senso dei richiami rivolti agli amministratori di tutto il Sud. Secondo il capo dello Stato se il Mezzogiorno non fa una un’autocritica e un’autoriflessione non può fare sentire la sua voce. «Non voglio aggiungere nulla – continua il presidente – Sono persuaso che se oggi non si dà il senso di una forte capacità di autocritica e di autoriflessione nel Mezzogiorno, poi la partita per fare passare politiche corrispondenti alle esigenze del Mezzogiorno stesso, diventa enormemente difficile. Si possono denunciare rischi, paventare esiti infausti, ma se ci si sottrae a un esercizio di responsabilità per quello che riguarda l’amministrazione della cosa pubblica nel Mezzogiorno, non si hanno titoli per resistere anche a interpretazioni le più perverse del federalismo fiscale».

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