Voi a Davos, noi in tutto il mondo

Quello in corso a Davos potrebbe essere ricordato come il primo summit sulla crisi mondiale. Che non è soltanto quella che tormenta in questi giorni la borse a causa della più complessa e profonda recessione dell’economia statunitense, quanto piuttosto quella che riguarda l’intero pianeta che, ubriaco di liberismo, si è lanciato negli ultimi venti anni oltre ogni limite imposto dalla natura alla crescita economica esponenziale con conseguenze terribili sulla vita di miliardi di persone e sull’ambiente.
A ricordarlo in centinaia di città di tutto il mondo sono milioni di persone che il 26 gennaio promuovono una giornata di mobilitazione globale per il Forum sociale mondiale [Fsm]. Qualche anno fa, organizzare un’iniziativa internazionale durante le giornate del World economic summit di Davos – dove si incontrano capi di stato e rappresentanti di multinazionali – per mostrare altre idee di società, sembrava una proposta da marziani. Oggi il Forum è un appuntamento importante per moltissime reti sociali e probabilmente la nuova formula, mille azioni globali in tutto il mondo invece di un unico grande appuntamento, sostiene e racconta in modo più adeguato i tentativi, sperimentati il tutto il mondo, per rovesciare immaginari, liberare spazi sociali, tutelare la dignità dei più esclusi, resistere a soprusi e iniquità, costruire nuovi legami conviviali.
E se la storia de cambiamenti sociali, come scrive lo storico statunitense Howard Zinn, è fatta da milioni di atti piccoli e grandi, che a un dato momento finiscono per cumularsi, fino a costituire una forza che nessun governo può reprimere, allora poco importa se a Dovos e al Quirinale il 26 gennaio si raccontano un’altra storia.

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