Fsm 2009: Impressioni da Belem

I seminari sull'energia e quelli sulla natura, il ruolo delle organizzazioni indigene e la capacita di autorganizzazione dei sindacati. Un dialogo tra Leonardo Boff e la ex ministra per l'ambiente. Belem è stato tutto questo e molto di più.

I movimenti e le organizzazioni del mondo del lavoro e della società civile presenti a questa nona edizione del Forum Sociale Mondiale danno prova di grande capacità di autorganizzazione, anche se ciò va a vantaggio di un approfondimento tematico e a discapito di occasioni di sintesi. Così i nove obiettivi articolati nel forum sono stati affrontati in duemila punti di discussione, con la presenza, inimmaginabile in una città amazzonica, di 169 mila iscritti, ciabattanti un po’ spossati lungo i percorsi ombreggiati delle due grandi università del Parà [Ufpa e Ufra]. Tantissimi cappellini e magliette rosse della Cut, il sindacato brasiliano che ha investito moltissimo nella rete del lavoro sostenuta anche dalla Cgil. Affollatissime assemblee indigene con visi impassibili e piumaggi colorati, preda di tutte le immagini digitali che rivedremo per tornare a meravigliarci. Incontri interreligiosi dove ho ritrovato i miei vicini di casa di Venegono, missionari comboniani ripartiti per il Maranhao e Imperatriz a organizzare preghiere e lotte alla multinazionale mineraria di Rio Doce.
Nell’accampamento dei Sem Terra si è tenuta la prima riunione dell’Assemblea dei movimenti, luogo di confronto inaugurato durante la prima edizione del Forum a Porto Alegre con l’obiettivo di creare spazi di dialogo e convergenza tra movimenti, associazioni e istanze sociali di tutto il mondo. Il dibattito ha tra i suoi obiettivi stilare il documento finale, che rappresenterà la sintesi delle proposte e delle agende dei vari movimenti a livello mondiale. Sono già state individuate due date per le mobilitazioni del prossimo anno: il vicino appuntamento contro la guerra e la corsa agli armamenti, che dal 28 marzo al 4 aprile si articolerà in manifestazioni in tutto il mondo; l’appuntamento di fine anno a Copenhagen, dove si terrà un controvertice su ambiente e energia, in concomitanza con il rinnovo del protocollo di Kyoto.
Il Coordinamento Andino di Organizzazioni Indigene, con i principali movimenti indigeni di tutto il mondo, ha organizzato un panel sulla democrazia con una dimostrazione – di grande insegnamento per noi occidentali – del bisogno e della validità di una pluralità di modelli di partecipazione, in base alla valorizzazione di esperienze multiculturali.
Ho avuto la fortuna di far parte dell’organizzazione o di partecipare ad alcuni seminari, che riprendo sommariamente. In particolare annoto quelli sull’energia, sovrastati dall’aspetto di contrasto alle grandi dighe e dalla contesa dei contadini contro l’agrobusiness, al punto da non affrontare quasi la crisi del sistema fossile e la necessità di un paradigma rivoluzionario e in discontinuità con l’attuale, fondato sulla riduzione dei consumi, sull’efficienza energetica e sulle fonti naturali rinnovabili, qui così abbondanti e trascurate. E’ giusto così, perché in America latina siamo di fronte alla più massiccia distruzione delle risorse rinnovabili [fiumi, terra coltivabile, foresta] e all’impiego sconsiderato di petrolio e gas ancora a danno dei poveri. Ma è anche un ammonimento per «il contratto mondiale per l’energia», di cui mi occupo da tempo, e che stenta a decollare in una dimensione mondiale, dopo ottime prove in Europa e in Africa. Moltissimo da fare, quindi, visto che anche governi come quello di Lula e Chavez continuano a essere ancorati alla geopolitica dei grandi oleodotti e dei giacimenti in via di esaurimento e a mettere in secondo piano i danni alla biosfera e la crisi climatica, sempre evocata a parole, ma rimossa nei fatti.
Poi gli incontri sulla criminalità internazionale organizzati da Libera e quelli sull’economia della solidarietà organizzati da Gean; quelli sullo stato sociale avviati dalla Cgil con i sindacati di tutto il mondo e quelli sulla crisi finanziaria e etica predisposti dagli economisti brasiliani; quelli sull’acqua e quelli sulla decrescita, di cui è promotore e protagonista anche il movimento italiano. Concludo con due brevi annotazioni.
Il film sulla diga di Asankeyf, nel Kurdistan turco, prodotto da Hagam, un gruppo di giovani italiani, e promosso qui da Unaltralombardia, ha incontrato grande favore. E’ stato proiettato alla rassegna del Forum il 31 pomeriggio nel cinema più antico della città, l’Olympia, con grande attenzione di un pubblico giovanissimo e la presenza di due delegati curdi.
Un indimenticabile seminario si è svolto in una tenda in cui sono capitato per caso, con un colloquio fitto tra il teologo Leonardo Boff e la ex ministra dell’ambiente Marina Silva, discepola di Chico Mendes. Ricordo due frasi. Boff: «Basta col dire che la natura è sacra, perché ce la porta distante. La natura è umana perché, anche se ha una sua autonomia dall’uomo, prende vita o muore nella testa della donna e dell’uomo che la osservano. La donna, l’uomo, la natura sono un unicum della vita e, quindi sono un unicum dell’idea di umanità. Marina Silva: «All’inizio pensavo che stavo lottando per i seringueros, poi che stavo lottando per salvare la foresta amazzonica, ora penso che sto lottando per salvare l’umanità».

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