Sguardi da Atene

Gli occhi. Quanto sono affascinanti gli occhi di coloro che partecipano ad un social forum. I giornalisti della stampa che conta, ovviamente, non li notano. Sono occhi che hanno distolto lo sguardo dal conforme, dall’ordinario esistente, dell’indifferente. Sono occhi che hanno fatto un sogno – e poi non l’hanno dimenticato. Sono occhi che hanno viaggiato.

Fra le varie chiavi di lettura di questo IV Forum sociale europeo (Atene, 4-7 maggio) – tutte legittime, tutte parziali – mi sembra di dover evidenziare proprio gli occhi delle attiviste, degli attivisti. Un mosaico di sguardi diversi sulle tante tematiche affrontate nei seminari e nei workshop, nelle tre fasce orarie in cui erano scandite le nostre intense giornate ateniesi. Un’ulteriore affermazione di punti di vista periferici e “dal basso” (e – se è concesso dirlo – a sinistra) rispetto alle questioni sollevate. Il delinearsi di un orizzonte futuro, ancora incerto e nient’affatto soddisfacente, in cui ai vecchi, incancrenitisi teatri bellici (c’era un assente illustre anche in questo FSE: la Cecenia) potrebbe presto aggiungersi un altro, terribile, conflitto, quello contro l’Iran. Ma anche un guardarsi attorno e vedersi circondato da moltitudini (in senso a-tecnico, per carità), con cui condividere analisi, preoccupazioni, sogni e proposte di azione. Si va, infatti, ad un FSE anche per non sentirsi solo.

Un’altra linea per leggere questo FSE è data dalle molteplicità di lingue e dalle conseguenti difficoltà di traduzione. “Com’è difficile essere europei”, annoterà Gigi Sullo (direttore della rivista Carta) introducendo, dopo vari problemi tecnici del sistema di traduzioni, un seminario che metteva insieme attori di lotte locali italiane (i movimenti NO TAV del Nord Ovest e NO PONTE del Sud) e studiosi greci e turchi. Proprio per questo un plauso non dovrà mai mancare per i volontari addetti alle traduzioni di Babels: se un FSE “funziona”, lo si deve a volontari che trasferiscono parole, concetti e talvolta emozioni da una lingua ad un’altra. I volontari, i traduttori: un brulicare di competenze messe gratuitamente a disposizione. Gli occhi, le lingue.

Non si potrà tralasciare uno snodo spesso ricorrente in questo FSE: il rilievo delle lotte locali con l’esigenza di mettere in rete quelle esistenti e di praticare nel proprio territorio quelle osservate altrove. Una territorializzazione del movimento, un radicamento nel concreto e nel particolare. Una riconquista di spazi reali sui quali poggiare – su basi rinnovate – le proprie esistenze.

Quali passi in avanti con questo FSE? Alcune sono subito evidenti: creazione o consolidamento di network; l’aver fatto già emergere un forte movimento contro l’eventuale prossima guerra medio-orientale; il potenziamento di singole lotte e campagne. Altri passi verranno quando ciascuno dei partecipanti tornerà nel proprio quotidiano, nel proprio territorio.

A te, storico (accademico o meno), che in un futuro ti occuperai dei movimenti anti-globalizzazione o alter-mondialisti, un invito. Non soffermarti sono sulle “dottrine”, le varie elaborazioni teoriche, dichiarazione programmatiche. Tralascia gli eventuali ed artificiali dissidi fra personalità. Pensa soprattutto alla vita quotidiana, locale, concreta – al “vissuto” – degli attivisti, volontari, studiosi dei social forum. Tieni conto di quegli occhi, delle tante lingue e delle fatiche dei traduttori (ripeto, volontari e disponibili al dialogo mentre di fretta inanellavano un seminario dopo l’altro), della vitalità che brulicava nei vari luoghi di questo FSE, quel fervore che non puoi cogliere appieno se non lo vivi di persona, quella ebbrezza serena che ha fatto esclamare al mio amico Bruno “sembra una sagra di paese”. Solo che stavolta non si festeggiava un santo, ma si dava corpo (sociale) ad un altro mondo (possibile). Pensa che non a torto sull’ingresso dell’hangar in cui hanno dormito numerosi attivisti di tutta Europa c’era una scritta pienamente condivisibile. Te la riproduco, ma tu tienine conto: YOU MAKE PLANS, WE MAKE HISTORY.

Traghetto Patrasso-Bari, 7 maggio 2006, sera.
Gaetano Colantuono – social forum degli Appuli
gaecolant@libero.it

Tags assegnati a questo articolo: Atene 2006, forum sociale europeo

Mail_long
11 ottobre 20 ottobre 4 novembre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abbonati abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api aprilia Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biodiversità biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna Bolzano borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Camerun Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro Cisgiordania città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comuni comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro