Oltre il 70 per cento dei cittadini di Nairobi vivono oggi da baraccati in oltre duecento baraccopoli, impacchettati nel 2,5 per cento della terra totale della capitale. Ma neanche questo 2,5per cento della terra appartiene a loro ma al governo del Kenya. L’80per cento dei baraccati (sono circa tre milioni) non è proprietario della baracca, ma ne paga l’affitto. Tutte le baraccopoli sono poste sotto la linea fognaria.
Per questo è stato importante per tutti i partecipanti al Forum dei teologi in corso a Nairobi, uscire dalla splendida Langata della Blixen (la mia Africa) e scendere negli inferni umani degli impoveri di oggi. Questo calarsi nei sotteranei della vita e della storia, ha riportato la spiritualità alla realtà. “Il negare la realtà” ci ricordava ieri Sobrino è la più antica eresia cristiana, il docetismo.
Un primo gruppo di convegnisti è andato a vistare la più grande baraccopoli dell’Africa nera, Kibera, un secondo a visitare un centro delle suore di Madre Teresa collocato nel cuore di un’altra baraccopoli, Huruma e un terzo è andato a visitare Korogocho. La terza più grande baraccopoli di Nairobi (in un chilometro quadrato, centomila abitanti).
È stata una esperienza molto forte per tutti: poiché, per chi ha fede, Dio è il Dio degli impoveriti e degli oppressi. “Non siete venuti qui a Korogocho” – ci ha detto un giovane, Oluoch – per vedere uno zoo di sofferenza umana. Qui troverete speranza, gioia di vivere, capacità di lottare e di danzare la vita".
Abbiamo anche ricevuto il benvenuto dei rappresentanti dei pastori delle molte chiese di Korogocho: siate i benvenuti e sentitevi a casa è stato il loro saluto. Abbiamo potuto toccare con mano che cosa significa l’ecumenismo sociale, quello vero, fatto a Korogocho. Un lavoro ecumenico questo molto bello, animato da padre Daniele Moschetti e da padre Paolo La Torre.
Il tema infatti della seconda giornata era: realtà sociale africana a livello religioso e cristiano. Tale lettura della realtà è stata fatta da uno dei migliori teologi dell’Africa orientale, Waliggo che però non è potuto venire dall’Uganda. La sua relazione (letta da padre Lukwata) doveva aiutarci a leggere la drammatica realtà africana. Quello che Waliggo non è riuscito a fare, l’ha fatto l’impatto con la drammatica realtà delle baraccopoli di Nairobi.
“Cosa sta dicendo a voi teologi lo Spirito di Dio davanti a queste terribili realtà?” Ha chiesto una povera donna di Kibera ad un teologo del Forum. La teologa kenyana che insegna all’università Kenyatta, Mwaura ha fatto una analisi del continente: l’Africa è il continente più povero al mondo – ha esordito – ogni africano è oggi più povero di venticinque anni fa". Ha poi continuato ad elencare tutta una serie di drammi fino all’ultimo dei problemi: l’Africa sta pagando pesantemente i cambiamenti climatici creati dalle emissioni dei paesi ricchi. Questo ha già prodotto già mezzo milioni enviromental refuees (rifugiati climatici).
Come interpella tutto questo le chiese, Mwaura ci ha ricordato che entro il 2025 metà dei cattolici saranno in Africa e in America latina. E oggi le chiese dove sono? Da che parte stanno? Mwaura ha infine riicordato le pesanti parole del teologo keniano Mugamnbi: “Come è possibile che il continente che prega di più sia proprio quello che più soffre la povertà? Ma Dio ascolta la preghiera dei poveri?” Terminando la teologa kenyana ha insistito che in una tale drammatica situazione l’unica spiritualità che ci può essere è una spiritualità liberatoria, trasformatrice della realtà che accentua però l’aspetto relazionale tipico dell’Africa. Un concetto che passa oggi sotto il nome di ubuntu (una parola bantù proveniente dal Sudafrica) che sottilinea in particolare il concetto di umanità, di essere e di essere l’uno per l’altro.
[da Nigrizia.it]
Tags assegnati a questo articolo: forum sociale mondiale, Nairobi






