“Dobbiamo proteggere gli investitori”. Questa è la ridicola giustificazione con cui il presidente guatemalteco Oscar Berger ha motivato la repressione nei confronti dei manifestanti che a Los Encuentros, nei pressi del capoluogo del dipartimento di Solol, circa 200 km a Nord di Città del Guatemala, avevano bloccato dal 6 dicembre scorso un camion adibito al trasporto di un macchinario indispensabile per le attività della miniera d’oro che la compagnia canadese Glamis Gold possiede 100 km oltre [Merlin project].
“Il governo ha l’obbligo di ristabilire l’ordine legale”, ha spiegato Berger, dopo che a seguito degli scontri causati dall’arrivo in loco di più di 750 tra militari e forze di polizia, invitati a ripulire il cammino della Carretera Panamericana, un contadino di 37 anni, Raul Castro, ha perso la vita, ed altri cinque sono rimasti feriti [insieme a 7 poliziotti].
Glamis Gold, una delle più grandi compagnie minerarie al mondo, proprietaria di miniere d’oro a basso costo in Nevada, Messico e Centro America, commenta l’accaduto con un comunicato stampa trasmesso dalla propria sede di Reno, Nevada: “Sfortunatamente, attivisti contrari allo sviluppo hanno avuto successo nel muovere la popolazione locale [contro il progetto], diffondendo informazione incorretta riguardo la locazione [della miniera] e l’utilizzo del macchinari.”
L’ambasciatore canadese a Città del Guatemala, Mr. James M. Lambert, oggetto di una campagna di pressione elettronica l’11 gennaio scorso, risponde così alle accuse rivolte anche al suo Governo, tra i principali partner di Glamis nel Marlin project, insieme con la Banca Mondiale: “Come Paese che ricava un immenso beneficio economico dallo sviluppo delle proprie risorse naturali, il Canada crede che uno sviluppo responsabile delle risorse naturali sia un’opzione percorribile per promuovere lo sviluppo economico del Guatemala. Data la decisione del governo guatemalteco di includere lo sviluppo delle proprie risorse naturali come opzioni di sviluppo, il Canada ha scelto di condividere la propria esperienza al riguardo.” E lo fa, giura Lambert, assicurandosi che le compagnie minerarie canadesi che operino nel Paese siano pienamente consapevoli del contesto politico, economico e culturale nel quale operano, e rispettando pienamente le proprie responsabilità sociali ed ambientali.
Dalle colonne del quotidiano nazionale Prensa Libre Magal Rey Rosa, del collettivo Madre Selva, in prima fila nella lotta contro gli investimenti delle compagnie minerarie, tuona forte contro il Presidente Berger ed il suo governo: “In Madre Selva crediamo che il costo reale dello sfruttamento delle miniere d’oro sia troppo alto per il Guatemala [e] crediamo nel diritto della gente a resistere […] Non abbiamo mai supportato, suggerito o approvato l’uso della violenza, di nessuno tipo. La nostra battaglia è stata pacifica e pacifista. Ma siamo sconcertati per il forte messaggio che le autorità governative stanno inviando alla popolazione: il diritto delle compagnie transnazionali è più importante della vita umana. Mentre si concedono il lusso di spendere milioni in elicotteri e mobilitare le forze di sicurezza, continuano ad ignorare le richieste del popolo guatemalteco.”
Rincara la dose anche l’organizzazione non governativa canadese Rights Action [www.rightsaction.org] che, riflettendo sul modello di sviluppo promosso dalla compagnia mineraria, commenta: “Le comunità indigene, le ONG e i singoli che si oppongono alle operazioni minerarie non sono attivisti contrari allo sviluppo, come sostiene Glamis. […] La visione dello sviluppo delle comunità indigene, delle ONG e degli attivisti che lottano contro la povertà è differente, in molti aspetti, da quella dominante. Protestando contro gli interessi delle compagnie minerarie canadesi e statunitensi, le comunità locali e le organizzazioni stanno lottando per un’idea di sviluppo controllata e definita da parte delle comunità.”
Si raccomanda di rileggere Galeano “Le Vene Aperte dell’America Latina”.
Tags assegnati a questo articolo: forum sociale mondiale, Porto Alegre 2005






