Domenica pomeriggio. In centro c’è il mercatino dell’artigianato, i negozi sono aperti, un mucchio di gente fa il solito struscio-shopping dei giorni di festa. Ma qui siamo a Vicenza, ci sono altri posti dove passare qualche ora, vedere gli amici e fare due chiacchiere. Per esempio, c’è il tendone del presidio permanente contro la nuova base Usa. Bianco e grande, è poggiato su un terreno che una signora leghista ha messo a disposizione, ai margini della vasta area oggi semivuota e dichiarata da qualche giorno zona militare giusto per tener lontana la gente: l’ex aeroporto civile Dal Molin. Chi è stato in Val di Susa si sente subito a suo agio, il clima è quello: un falò subito fuori, una grande cucina-dispensa dentro, panche per sedersi, rassegna stampa e striscioni alle pareti. Quando arriviamo, c’è un gruppo di cattolici che cantano insieme, ad accompagnarli due ragazzi che, ci spiega qualcuno, sono preti, chi l’avrebbe detto.
C’è Cinzia Bottene ad accogliere Paul Ginsborg e noialtri. Cinzia è ormai nota, è riuscita a zittire il sindaco di Vicenza e un teppista da talk show come Massimo Teodori nella trasmissione di Giuliano Ferrara, ma è soprattutto amata dai vicentini contro la base, perché dice cose semplici dense di senso. Quando ci trasferiamo tutti all’incontro con cui Carta ha voluto presentare il suo ultimo mensile, dedicato appunto a Vicenza, insieme al libro di Paul Ginsborg, “La democrazia che non c’è”, Cinzia prende la parola e tra le altre cose dice: “A Vicenza si sono mosse le donne. Che sono più determinate, perché guardano al futuro dei loro figli. Quando si muovono le donne vuol dire che è successo qualcosa di profondo. Perciò resisteremo un minuto di più”. Le trecentocinquanta persone la applaudono in quella maniera insistita che significa: siamo qui e ci resteremo. E’ difficile non fare della retorica. Ma ci sono momenti in cui si creano legami speciali, imprevisti. La sala del nostro dibattito ne è la testimonianza. L’avevamo scelta con qualche timore, contiene trecento persone sedute, quando con grande puntualità si comincia, alle cinque in punto, c’è gente in piedi e seduta sui gradini. Persone di ogni tipo e di ogni età.
Valter Bonan, il nostro coordinatore dei Cantieri sociali del Veneto e chi scrive dicono qualche parola di introduzione, e quando diamo la notizia che in Val di Susa si è arrivati a ventidue pullman prenotati per sabato prossimo, per la manifestazione del 17 febbraio, c’è un altro applauso come quello per Cinzia: intenzionalmente lungo. Poi Paul Ginsborg tiene una gentile e coinvolgente lezione sulla democrazia, sulla crisi di quella rappresentativa e sulla necessità di quella partecipativa. Sul bisogno urgente che i cittadini divengano “attivi e dissenzienti”, come Ginsborg ha spiegato, citando John Stuart Mill, nel mensile di Carta. Ed è abbastanza sorpredente come la comunità attiva e dissenziente di Vicenza individui con facilità i nessi tra la base statunitense e i drammi della pace e della guerra, dello sviluppo cannibale e appunto della democrazia che non c’è. E’ una comunità, questa, aperta sul mondo, l’opposto delle caricature leghiste. Il giorno prima si era riunito, guarda caso a Vicenza, il “parlamento del nord”, e anche lì militanti chiedevano un “no” del partito alla base. La questione settentrionale sembra rovesciarsi, almeno qui e in questi giorni.
Nel dibattito–di cui pubblicheremo un resoconto del prossimo settimanale di Carta, che sarà interamente dedicato a Vicenza e alla manifestazione–hanno parlato poi Paolo Cacciari, Gino Zanni, della Cgil regionale, Marco Palma, giovane partecipante al Presidio permanente, e ancora Olol Jakson, disobbediente-verde, un consigliere comunale dei Ds “autosospeso”, una signora della Cisl scuola, un compagno di un sindacato di base… Due ore e mezzo molto fitte, senza distrazioni, e alla fine tutte le copie del libro e del mensile sono volate via. Siamo contenti, alla fine: abbiamo portato la nostra pietruzza al mucchio che i vicentini e le decine di migliaia che sabato prossimo si metteranno in viaggio stanno creando.
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