Lo striscione «Strike is now» torna in strada. Domani in tutta Italia i lavoratori Vodafone incroceranno le braccia contro la «svendita» di 914 di loro [circa un decimo della forza lavoro totale, in Italia, della multinazionale della telefonia]. Sono previsti una manifestazione con corteo a Milano e un sit-in a Roma [dalle 11]. Non è stato facile arrivare a questa giornata: i lavoratori di Vodafone devono rispettare la legge 146 del 1990, che disciplina lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, e impone di proclamare lo sciopero con dieci giorni di preavviso. «Nonostante tutto, saremo tanti – ci spiega Roberto Di Palma, delegato di base a Roma, indaffarato nel definire gli ultimi particolari della mobilitazione – Il clima è buono, e non abbiamo nessuna intenzione di mollare, nonostante l’azienda non si sia mossa di un millimetro dalla sua intenzione di esternalizzare una parte della produzione».
Il clima effervescente tra i lavoratori Vodafone è testimoniato dalla creatività con cui sperimentano nuove forme di lotta. Nei primi giorni, tutti quanti hanno semplicemente rallentato la produzione. Adesso, fanno la pausa che gli spetta ogni due ore in contemporanea, in modo da fermare completamente la produzione. Roba da far impazzire il signor Michele Verna, direttore delle risorse umane di Vodafone Italia e autore del saggio «Fare la differenza con le risorse umane. Il caso Vodafone Italia»: è a lui che un nutrito gruppo di lavoratori ha scritto per manifestare il proprio sdegno.
Tags assegnati a questo articolo: lavoro, precarietà






