«Abbiamo l’accordo», hanno detto stamattina i sindacati a proposito della svendita di 914 lavoratori da Vodafone a Comdata. La trattativa sulla cessione di un ramo d’azienda era iniziata mercoledì sera, dopo il processo di accelerazione ad opera dell’azienda e delle segreterie sindacali. Si era caratterizzata sempre più come un’iniziativa privata a due, con l’esclusione, dei delegati Rsu, e con l’annullamento del parere dei lavoratori, che a stragrande maggioranza avevano negato ai sindacati il loro mandato a trattare con l’azienda. I lavoratori, in buona sostanza, chiedevano di proseguire la lotta, culminata con due scioperi e la partecipazione fattiva alla manifestazione del 20 ottobre come emblematico esempio dei danni della legge 30.
L’accordo non esclude neppure la possibilità per Comdata di ricollocare gli esternalizzati in altre attività. Questa clausola era già nell’aria ieri mattina, quando l’amministratore delegato di Comdata Fiorenzo Codognotto e alcuni manager Vodafone in procinto di cambiare azienda [con ricchissimi motivi], si producevano in sviolinate sulle «enormi possibilità di carriera in Comdata», azienda che «saprà riconoscere e utilizzare le personali peculiarità di ognuno dei lavoratori». Tutto ciò noi preferiamo chiamarlo cessione di lavoratori. Rami secchi che Vodafone ha tagliato, in barba alla sua sbandierata «passion for our people». Lunedì e martedì prossimo, i lavoratori Vodafone saranno chiamati ad esprimersi su questa ipotesi d’accordo. Un voto contrario rilancerebbe la mobilitazione. Di sicuro hanno perso le organizzazioni sindacali, protagoniste in negativo di questa vicenda. Ma purtroppo, hanno perso anche i lavoratori. Almeno per il momento.
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